L'ho voluta io la bicicletta

Mi ricordo che qualche anno fa un veterinario mi disse una cosa che mi restò molto impressa. Parlandomi del coniglio nano che avevo (il povero Carlo, fu!) mi spiegò che i conigli nascono con la consapevolezza inconscia di essere delle prede e quindi, per questo, sviluppano fin dalla nascita il senso di difesa tipico di una preda.
Devo dire la verità: non ho mai verificato da nessun altra parte se questo è vero o no, ma di certo mi ha molto affascinato questa storia.
Dopotutto ogni essere vivente nasce con un istinto: questo è certamente vero.
Di conseguenza ho capito perchè, anche se alla “veneranda” età di 36 anni, mi è presa una passione smodata per la bicicletta (MTB per la precisione…).
Sono nato a Ferrara – città delle biciclette – come recita il cartello all’ingresso!
Penso di non aver mai conosciuto e di non conoscere un ferrarese che non abbia la bici: ci piace vincere facile…il punto più alto ed impervio della città è rappresentato dal “Montagnone”, nome evocativo di un picco di ben 18m!
La pianura ci accompagna in ogni dove e quindi prendere la bicicletta, vista la facilità, rappresenta una grossa comodità in molte circostanze, oltre ad essere un ottimo motivo di svago.
La bici ce l’ho sotto le mie belle chiappe fin da bambino.
Ricordo il mio piccolo biciclino giallo con la sella lunga che avevo appena 4enne: nel cortile dei miei nonni, per emulare chissà chi, mi prodigai in una fantastica impennata che mi fece ribaltare a terra. Poi me ne sono passate sotto tante altre: nel periodo delle elementari ne avevo una rossa col cambio sul cannone (erano troppo di tendenza!), alle medie una mitica Bianchi bianca!
Nel periodo delle superiori, come consuetudine degli studenti ferraresi, ne cambiavo una ogni tanto: oggi la rubi a me, domani la rubo a te. Credo che le bici della stazione di Ferrara, al tempo, non fossero in realtà di nessuno: se una era aperta ed eri il primo ad accorgertene, diventava tua di diritto.
Diciamo che è stata una forma velata di bike sharing!
Per un lungo periodo poi ho sempre avuto delle bici a disposizione, ma le ho sempre usate pochissimo. Esiste la famosa età della “stupidera”: di solito corrisponde al periodo adolescenziale, la mia invece è stata un pò spostata in avanti e prolungata.
Se dai 7 ai 19 anni ho sempre fatto sport (calcio…solo ed esclusivamente calcio: italiano medio), dai 20 ai 35 ho solo guardato lo sport! E non c’è cosa più stupida…
E’ stato così che, per colpa (o grazie?) ai miei amici Samu e Gug, ormai biciclettari seriali, mi sono detto: ma perchè no?
Ho iniziato un paio di anni fa, col cambio casa, facendo il primo piccolo passo: mi sono comprato una bici nuova. Di quelle da pensionato, per passeggio: al tempo mi era già sembrato un passo significativo!
Ho iniziato con qualche scampagnata e farmi una decina di chilometri per puro svago, senza il dover dire “devo arrivare là” mi faceva sentire un pò meno pelandrone ed un pò più sportivo.
Moltiplico per due il tutto: anche con una bici raccattata chissà dove da Emma (la mia futura sposa), inizio a fare qualche “passeggiata” ciclistica per le piste ciclabili di Brescia.
Ad un certo punto mi rendo conto che non mi basta più la bici da nonno.
Procedo con l’acquisto della mia prima MTB: conoscendo la mia costanza decido di iniziare da un modello “base”. Dentro di me, mentre la compravo, pensavo: “appena arriva l’inverno col piffero che vado in giro!”.
E invece no. Ho scoperto che la bici concilia col mio benessere. E se sto bene, tutto il mondo è bello e sta bene con me.
In bici, tra una pedalata e l’altra, hai tempo di pensare, di non pensare, di ascoltare musica, di ascoltare i rumori che ti circondano.
Vai ad una velocità che è perfetta per vedere cosa c’è attorno: in macchina si va troppo forte e bisogna stare molto attenti, a piedi si va troppo piano.
Con la bici puoi seguire percorsi che con altri mezzi non puoi fare.
Se vuoi farti un percorso un pò fuori mano, basta abbassare i sedili della macchina, appoggiarci la bici dentro ed andare a fare il giro dove si vuole.
In più c’è un di più: al di là che il calcio, per svariati motivi, ormai mi ha un pò stufato, fare questo sport, senza nessuna competizione se non nei confronti solo di me stesso (e visto che con me vado d’accordo non faccio mai delle gare), lo considero sano e molto peace & love.
Sport per il solo gusto di farlo. Uno sport che mi ha aperto gli occhi sul tempo: quante migliaia di volte mi sono detto “non ho tempo”…Il tempo c’è, esiste: dipende solo cosa si vuol fare.
E come degna conclusione, l’incipit di “Pedala” di Frankie Hi NRG: testo fantastico con una metafora sulla vita mescolata alla bici.

“Scriviam la nostra storia usando biciclette,
inseguendo la memoria su strade molto strette,
su per le salite senza avere una borraccia, giù
per le discese con il vento sulla faccia. Perché
la bicicletta non importa dove porti, è tutto un
equilibrio di periodi e di rapporti, è tutta una
questione di catene e di corone, di grasso che
lubrifica la vita alle persone. Come nella vita
c’è una ruota che gira, una ruota che spinge e
con quest’aria che tira se una ruota si fora la
caduta è sicura: una toppa ripara, una ferita si
cura. Non avere paura che sennò ti deconcentri,
devi far coincidere i pesi e i baricentri.
L’impegno di coppia per un singolo momento:
due le forze in gioco, un solo movimento.”

Peace

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