Che pedalatona oggi! Ormai parlo al plurale perché siamo in 5 a fare il percorso: io, Joyce, Antonio, Vincenzo e Aldo, quelli che citavo ieri insomma. E devo ammettere che in 5 sembra quasi che, condividendo la fatica, diventi tutto più semplice.

Ma andiamo con la Cronaca!

Stamattina sveglia presto (alle 6:30 Aldo era già vestito! Io ancora avvolto nel sacco…), abbondante colazione e prendiamo il Cammino. Scegliamo di fare tutto il Cammino originale quindi ci aspetta del gran sterrato.

La prima sosta è dopo 3km circa a Irache, dove all’ombra del maestoso Monastero, si trova la celebre fontana dalla quale esce vino rosso, come simbolica offerta di ristoro al pellegrino: bere vino dopo colazione alle 8:30 del mattino non è proprio la genialata che ti aiuta a pedalare, tuttavia un sorso ce lo siamo naturalmente fatto per non essere scortesi.


Ripartiamo subito con l’alito che sapeva di cantina e ci addentriamo nelle campagne che portano alla fine della Navarra. Sarà l’emozione della novità, sarà la gioia di fare questo percorso, sarà anche che oggi il clima era semplicemente fantastico, ma i paesaggi, che possono benissimo ricordare zone della Toscana o dell’Umbria, si presentano in modo spettacolare! Immensi campi di grano che si alternano a piccoli boschetti, campi già trebbiati con balle di fieno ovunque, profumi di una campagna che abbiamo sempre a portata di mano ma che non frequentiamo (perlomeno io). Lungo il percorso incontriamo tantissimi pellegrini: i “camminanti” partono molto presto e a testa alta vanno dritti fino a quando ce n’è.


Primo strappo per salire a Villamayor de Monjardin (ho dovuto spingere a mano…), poi tanta campagna fino a Los Arcos dove sulla graziosa strada principale vediamo ai lati, a copertura delle porte, impalcature di legno.
Chiediamo ad un signore il perché: troviamo un mezzo sordo che urlava e rispondeva a random alle domande, ma capiamo che in questo paese c’è la stessa usanza di Pamplona durante la Feira de San Firmin. Alle 18:30 di questa sera, 3 tori sono stati sguinzagliati per la via a rincorrere ragazzi ai quali, va bene “evviva le tradizioni”, evidentemente puzza la vita…Tra l’altro ne incontriamo un gruppetto nella piazza del paese, alle 10:30 circa ubriachi come Massimo Oddo nell’intervista alla finale dei Mondiali 2006. Anzi, molto peggio…E pensare che questi, questa sera, si sono fatti rincorrere da 3 tori incazzati…chissà!

Proseguiamo per tanta campagna, il sole picchiava e, a parte brevissimi tratti, il percorso è fattibilissimo su sterrato.

Ad un certo punto del percorso c’è Uno dei tanti luoghi che sono nati chissà quando e chissà come nei quali i pellegrini lasciano messaggi, oggetti, fanno croci, sculture di stoning (mettono le pietre una sopra l’altra), dediche. Lì ho voluto lasciare un mio pensiero mettendolo sotto ad una pietra.


In certi punti bisogna essere prudenti per le pendenze, ma per il resto si viaggia.


Arriviamo a Viana ed ecco che vinco il premio “Primo a bucare”: la posteriore mi abbandona…

Per fortuna ci sono Antonio e Joyce che, manco fossimo al pit stop della Ferrari, in 15 min mi rimettono la bici a posto. Viana è una bellissima cittadina, piena di locali e piena di gente sul corso principale.


L’arrivo a Logrono è ormai alle porte: è qui che abbiamo deciso di arrivare per pranzare.

Logrono si presenta con un’ampia ciclabile che parte, lungo il Cammino originale, fin dalla periferia. Raggiungere il centro è semplice anche grazie alle tantissime frecce gialle che indicano il percorso.


Mangiamo nella piazza della bellissima Cattedrale e ripartiamo verso le 16: ci aspettano ancora 30km ed una salita, non estrema ma comunque un po’ stronza (e lo sarà).

Questa città non finisce di stupirci: il percorso si snoda in un immenso parco cittadino, la Grajera, sulla rive del lago artificiale. Facciamo almeno 8km così, tra pinete e tratti di ciclabile che si alternano con ghiaia.


Inizia la salita e fa molto caldo: oggi si sono toccati i 33 gradi (se ripenso a 2gg fa…….). Con qualche pausa e discreta fatica raggiungiamo Navarrete: sembra un paese un po’ lasciato a se stesso, ma restiamo incantanti dalla bellezza della chiesa!


Però ci mancano ancora una ventina di km per raggiungere Nàjera che è il paese che abbiamo battezzato per la notte. Si riparte e c’è ancora da salire…in particolare, appena fuori da Navarrete, c’è un lungo rettilineo che sembra pianeggiante ma in realtà è una lunga e lenta salita che fa penare i polpacci ed i perinei.

L’ultimo strappo peso è per raggiungere Sotés: dopo Navarrete, visto che inizia a fare tardi, decidiamo di fare la N110 che comunque costeggia il Cammino originale.

Dopo qualche km di comoda discesa (l’ho già detto che le amo da morire?!?) entriamo a Nàjera: la periferia è una lunga strada costeggiata da capannoni di mobilifici. Appena entriamo in città, la prima vista è di un quartiere fatiscente e sporco. Poi, dopo pausa supermercato China per comprare frutta, arriviamo sulle rive del fiume che divide in 2 la città e tutto cambia!

Questa notte ci siamo separati per dormire: io sono in un ostello perché, essendo arrivati tardi, volevo evitare l’albergue che ti impone il coprifuoco alle 22 ed avere poco più tempo per una doccia. Ed infatti sono tornato in camera alle 21:45…..

Quotidiano pensiero per i pellegrini. Ne abbiamo incontrati di ogni tipo ed ogni nazionalità: oggi abbiamo incrociato italiani, spagnoli, inglesi, americani, danesi, brasiliani, koreani, giapponesi, francesi, australiani…Di tutte le età (ieri abbiamo incrociato addirittura un ragazzino di non più di 11 anni col, suppongo, padre), di tutti i pesi (stanotte al nostro albergue ha dormito un signore italiano di circa 65 anni, diabetico e di 130kg di peso dopo averne persi 55), di tutte le misure, a piedi con uno zaino gigante o un piccolo borsello, trainando carrettini o spingendosi con 1 bastone, in bicicletta. Tutti verso Santiago, tutti che ripeteranno almeno 200 volte in un giorno “Buen Camino!” a tutti quelli che passano accanto, sempre con un sorriso, sempre con la complicità dell’obiettivo comune a tutti. Ci si fa forza, si fatica ma, come dicevo all’inizio, è una fatica talmente condivisa che sembra più lieve.

E visto che sono caduto in una trance filosofica, la canzone di oggi è “Vivere la vita” di Mannarino.

Oggi 85,140 km, pause comprese, in 11h43′

Però…

A domani.

Ultreya!

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