Prosegue il Cammino e prosegue bene. Un’altra giornata di sole ci ha accompagnati ma un costante venticello e le quote raggiunte hanno mantenuto la temperatura, praticamente sempre, molto gradevole.

Dopo la solita colazione da morti di fame (sto mangiando come un bufalo in astinenza!), per la 1^ tappa del giorno, Santo Domingo de la Calzada, decidiamo di abbreviare leggermente il percorso facendo i primi 20km su asfalto: la costruzione, suppongo abbastanza recente, della A12, rende la N120 una sorta di gigante pista ciclabile dove, lungo tutto il tragitto, incrociamo solo una macchina.


Arriviamo a Santo Domingo per visitare la Cattedrale dove, all’interno, si trova una gabbia con una gallo ed una gallina perché tradizione vuole che se si sentono i pennuti cantare si avrà la certezza di arrivare a Santiago senza problemi (anche a seguito di una leggenda molto carina: per chi fosse interessato qui un link che la racconta. http://www.pellegrinibelluno.it/index.asp?page=guida2010/tappa-09)

Diciamo che non ha proprio cantato, ma un “Co” gliel’ho sentito!

  


Unica nota stonata: per entrare in chiesa si paga un biglietto di 3€…Ora, lo so che è una cifra irrisoria, ma trovo assurdo che per entrare in una chiesa si debba pagare. Non l’ho mai concepito, nemmeno in Italia. Quando Papa Francesco leggerà il mio blog, visto che non mi chiama, lo invito a prendere provvedimenti!

Da Santo Domingo prendiamo solo il percorso originale del Cammino. In questa tappa lasciamo la regione della Rioja ed entriamo nella Castilla y Leon, passando da campi pieni di vigneti ad immense distese di campi di grano.


Il panorama è una goduria per gli occhi ed il percorso è perfettamente fattibile in bici: si alternano salite a discese e le strade, in alcuni tratti, sono pure asfaltate nonostante la campagna ai lati. In questo tratto, unica nota stonata, è la vicinanza con la N120: per parecchi km il percorso costeggia proprio la strada e un po’ della magia si perde…ma bazzecole!

  
 Passiamo attraverso tanti piccoli borghi, alcuni lunghi poche centinaia di metri: Granon, Redecilla, Vilora, Villamayor. A Belorado, cittadina un po’ più grande, faccio colpo su 3 signore sui 70 anni con le quali parlo un po’ facendomi 2 risate. Compriamo un po’ di cibo al supermercato e proseguiamo, per fermarci poi in un parco appena fuori per mangiare.

Incrociamo tantissimi pellegrini e, per il primo giorno, tanti in bici (tra cui una gruppo di 27 italiani, un po’ romagnoli ed un po’ marchigiani, che si sparano tappe da oltre 100km perché hanno gli hotel già prenotati).

La strada prosegue tra diversi saliscendi fino a Villafranca dove inizia la palpata del giorno: bisogna scavalcare i Montes de Oca e in pochi km si passa dagli 800 ai 1200m. Potranno sembrare pochi, ma 400m di dislivello in meno di 10km si traducono in una salita non estrema ma continua, senza tregua, tra sassi e pietre ed una cima che non arriva mai. Durante questo tratto alcune nuvole ci vengono in soccorso ed il sole per almeno un’oretta resta nascosto. Nonostante ciò arrivo al punto più alto grondante di sudore.


In questo punto c’è anche l’unico tratto umanamente non percorribile in bici: pochi metri, forse un centinaio, ma non credo esista un essere umano in grado di farla in sella. Per il resto, se si è allenati, si sale: anche piano ma si sale.

L’atmosfera è fantastica: si passa attraverso un bosco che cambia vegetazione man mano che si prosegue. In questo punto, viste le differenti velocità, ci separiamo e mi ritrovo da solo a fare il percorso. Io e la fatica.

Sensazione fighissima: mi ritrovo in mezzo a questo sentiero, senza nessuno davanti e nessuno dietro…Ogni tanto incrocio qualche pellegrino a piedi, ma per il resto siamo io, la mia bici ed il bosco. Provo un grande senso di libertà: mi rendo conto che ho un sorriso da ebete stampato sul viso e me ne compiaccio!

Dopo una discesa di falso allarme (perché a seguire un altro strappo spacca gambe), parte finalmente il sentiero in discesa che mi porta fino a San Juan de Ortega.

(Credo che la foto non renda giustizia alla pendenza…)
Il borgo sembra Frittole: manca solo il tipo che chiede 1 fiorino!


Dopo un paio di case ed un primo rifugio per pellegrini, dopo pochi metri arriviamo nella piazza centrale (dove poi finisce il paese) dove si trova il Santuario ed il convento, ora trasformato in Albergue Municipal. Per oggi basta così: decidiamo di alloggiare qui (posto letto a 7€) e di mangiare direttamente nell’Albergue dove, tra le portate, c’è la tradizionale offerta al pellegrino di Zuppa all’Aglio.

Ero titubante…ne ho mangiate 2 ciotole. Ora ho un fiato che se stasera volessi vedere Twilight, i vampiri non uscirebbero…

  

L’ambiente, nel suo essere spartano, è molto figo: siamo almeno in 70, come sempre da tutto il mondo, di tutte le età, di ogni tipo. Ci raggiunge anche Erin, un danese col quale abbiamo scambiato 2 chiacchiere lungo il tragitto e che, a piedi, si spara circa 60km al giorno: un marziano! La “hall” (parolone!) dell’Albergue è l’unica zona in cui c’è Wi-Fi: in questo momento accanto a me c’è un brasiliano che ascolta canti gregoriani, 2 americane che programmano la tappa di domani, una coppia di circa 70 anni che, a sentire la parlata, dovrebbero essere olandesi, una ragazza canadese che parla con un tipo dicendo che, finita l’estate, inizierà ad insegnare arte a scuola.

Tutto ciò non è semplicemente fantastico? Ognuno avrà il suo motivo che lo ha spinto ad intraprendere il Cammino, ma in questi contesti non conta nulla. Siamo tutti “amici”, si scambiano parole come succede nei paesi o nei quartieri di città come se, comunque, ci si conoscesse. Magari nel privato alcuni di loro sono pure stronzi, ma perlomeno, al momento, c’è una totale disintossicazione dall’attuale moda di dover sempre essere negativi, di dover detestare chi è diverso da noi, di dover odiare e disprezzare chi ha la pelle, la nazionalità, l’orientamento sessuale diverso dal nostro. Qui si respira la pace, in tutti i significati che può avere questa parola. Voglio farne un’indigestione, attorno a me voglio persone così.

Proprio per questo motivo vado sul classico e la canzone di oggi è “One love” di Bob Marley

Oggi 67,750km fatti, comprese pause, in 8h59′

Direi che un po’ alla volta Santiago si avvicina…

Ultreya!

Un pensiero riguardo “4^ tappa Nàjera – San Juan de Ortega

  1. eh Paolo paolo…come ri-conosco i paesaggi e l’atmosfera che descrivi…respira a pieni polmoni perchè quei luoghi scrivono dentro parole segrete..smack!

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