Penso di poter affermare che il VERO Cammino sia iniziato oggi. Inteso proprio come 4 Giugno, visto che tante cose sono successe dopo la mezzanotte.

Mi sento in dovere di correggere la descrizione di Vincenzo, l’hospitalero di Napoli a El Burgo, fatta ieri.

Ieri in tarda serata, dopo la cena e dopo aver pubblicato il precedente articolo, ci siamo ritrovati a chiacchierare nel giardino, al buio. Se la scorza esterna resta quella del “guascone”, dentro è davvero un grande uomo. Vive in Spagna da 15 anni, ha fatto il Cammino più volte e ho scoperto una persona molto saggia. Una persona che ha trovato il suo “senso della vita” (così come detto da lui) e che mi ha dato una sua personale interpretazione del senso del Cammino. Mi è rimasta molto impressa la sua frase “il vero Cammino inizia dopo Santiago: è da lì che inizi a pensare a tutto il percorso. Ma dipende anche con che spirito lo fai il Cammino”.

Come ho già detto nei giorni precedenti, il Cammino ognuno lo interpreta come meglio crede e nessuno può e deve essere giudicato per la sua personale interpretazione. Io, così come i miei compagni di viaggio, ho una scadenza: il 13 ho necessità di essere in Italia e questo mi mette nelle condizioni di pedalare per più km ogni giorno.

Dopotutto non esiste una regola: chi può dire che è giusto o sbagliato?

Allo stesso tempo è comunque vero che, vedendo il giorno del rientro sempre più vicino, si è portati a velocizzare alcune tappe.

Verso mezzanotte volevo andare a dormire vista la sveglia prevista come sempre tra le 6,30 e le 7 (manco quando andavo a scuola!).

Vincenzo mi invita a seguirlo, con suoi amici, a casa di un altro amico. Subito ringrazio per l’invito ma declino, con la scusa del “mi devo svegliare presto”. Mi guarda con un sorriso e mi dice: “secondo me dovresti godertela un po’ di più, ma rispetto la tua scelta”.

A questo punto ho capito che stavo “buttando” un’opportunità…Quindi mi sono unito a loro ed abbiamo raggiunto la casa di Eufemio.

Mi sono ritrovato, unico “sconosciuto”, nel suo salotto, accolto subito amichevolmente ed immediatamente messo a mio agio.

Beviamo una birra, in 4 iniziano a giocare a carte: si parla, si ride, ci si fanno domande…

Fino a quando Eufemio mi invita a seguirlo nel suo studio perché ha deciso di regalarmi un libro. Per 1 ora abbondante abbiamo parlato di tutto: della vita, della religione, delle energie dell’universo, di politica. Di tutto! E specifico: eravamo sani…non c’era abbastanza alcol per poter dire di avere la lingua troppo sciolta.

Alla fine decide di regalarmi la versione originale del Vangelo di Giovanni (non sapevo nemmeno ci fossero versioni tagliate). Resto un po’ basito e sulle mie…io con un Vangelo?!? E che ci faccio???

Me lo spiega lui per farmi capire la sua visione della religione. Inizia a tirar fuori altri libri dicendomi: “questa è la versione (del Vangelo) messicana, questa è la versione Armena, questa è la versione russa…”

Non capivo…Fino a quando mi ha tirato fuori la “versione francese del Vangelo”: il libro delle favole di Lafontaine.

È qui che capisco dove vuole arrivare: ogni parte del mondo ed ogni scrittore ha il proprio modo e la propria metafora per spiegare determinati concetti.

La religione ha sempre usato i Santi (o qualsiasi altra icona a seconda della zona del Mondo), altri hanno utilizzato figure diverse. Tipo, appunto, la rana e il bue (o una a caso delle sue favole).Tutti i libri che ha appoggiato sul tavolo in effetti parlano di bene e di male, di buoni e di cattivi, di cose giuste e di cose sbagliate.

Sta solo a noi scegliere a chi e a cosa credere. Chapeau!

Sarei rimasto là tutta la notte, ma verso le 3 rientriamo. Vado a letto sereno, noncurante della sveglia dopo poche ore.

Infatti alle 7 ero già in piedi e la stanchezza non si è fatta sentire per niente.
Saluto Vincenzo con un forte abbraccio e, dopo una colazione un po’ più sobria dei giorni precedenti, ripartiamo per la tappa odierna.


I primi 35km sono monotoni e non particolarmente spettacolari: il Cammino si sviluppa prima sulla vecchia provinciale (la stessa che ieri ci ha portato fino a El Burgo), poi inizia a costeggiare la N120, questa mattina particolarmente trafficata.

Il percorso, sterrato, corre proprio a fianco della strada principale, come fosse una lunga ciclabile. Non è molto suggestivo…ma almeno siamo in piano e si pedala.

Raggiungiamo infatti Leon piuttosto in fretta e, piste dedicate, ci fanno evitare la tangenziale.


Leon, subito dopo una consueta periferia un po’ scialba (ma sempre meglio di quella di Burgos) ci ripaga immediatamente della “delusione” del tracciato: è una città bellissima, pulita, ordinata e con tantissimi palazzi, chiese, piazze, monumenti da vedere.

Ci fermiamo nella piazza della Cattedrale (ingresso 5€…) che svetta maestosa nella sua bellezza!


Nel frattempo a noi si è unito Jesus, uno spagnolo di 63 anni di Santander, pure lui in mountain bike.


Giriamo per Leon per almeno 1h30, mangiamo qualcosa e ripartiamo.

L’uscita da Leon fa proseguire il “bad feeling” con le strade di questa giornata: da Leon si possono prendere 2 percorsi differenti e noi seguiamo le frecce gialle sbagliate…o perlomeno non quelle che volevamo seguire.


Veniamo indirizzati nuovamente sul Cammino che costeggia la N120 e, seppur col sentiero dedicato, proseguiamo la strada a fianco delle macchine e dei camion…

Chi dovesse mai trovarsi a Leon si informi meglio prendendo il sentiero a sinistra nell’abitato de La Virgen del Camino, appena fuori città.

Ci facciamo così altri 30km fuggendo nella campagna solo per i piccoli tratti in cui il percorso devia.

Per il resto la strada è facile, pressoché pianeggiante ovunque (l’uscita da Leon ha qualche saliscendi, fa un po’ sudare ma è tutto estremamente fattibile). Oggi il sole resta un po’ nascosto tra le nuvole e la temperatura è più gradevole di ieri.

Restiamo solo io e Joyce ed arriviamo a Hospital de Orbigo.


L’ingresso in paese ci fa subito capire che c’è aria di festa: stendardi appesi lungo le strade e, sotto all’affascinante ponte romanico, vediamo allestita una tribuna addobbata in stile medievale ed una staccionata subito di fronte che riprende l’usanza dei vecchi duelli con le lance tra cavalieri.

Non sappiamo quando sarà la festa, ma sarebbe molto bello vederla…amen!

Tuttavia proseguiamo e, dopo una breve spesa al supermercato, mangiamo pochi km dopo nel nostro “ristorante” personalizzato in mezzo ad un piccolo boschetto.


Pochi km fuori Hospital la strada offre nuovamente 2 possibilità: stanchi di vedere la N120, proseguiamo sul Cammino originale, lungo stradine di campagna per certi tratti un po’ brigose per via di sassi e pietre sul sentiero. Ma finalmente siamo lontani dal traffico!


C’è qualche piccola salita: non sono difficoltose per la pendenza, ma il fondo sconnesso un po’ la fa palpare.


A 6km da Astorga l’altro incontro che mi fa capire, come ho detto all’inizio, che oggi è il “Cammino Day”.

Nel nulla più assoluto (l’ultimo paesino passato, Santibanez de Valdiglesias, è a circa 8km) vediamo un piccolo banchetto con acqua, succhi, frutta e dolci.


Subito alle spalle quel che sembrano essere i resti di un vecchio fienile del quale sono rimasti in piedi, parzialmente, solo 3 muri.

Il tutto comunque molto curato.

Conosciamo David, un ragazzo di Barcellona, che vive lì, da eremita, da ormai 6 anni.

Dopo aver compiuto il Cammino, il suo “senso della vita” lo ha portato a rinunciare a tutte le cose materiali: diciamo un San Francesco dei giorni moderni!

Tutto ciò che c’è sul banchetto è a disposizione: se uno vuole lasciare l’offerta lo può fare, sennò David sta bene uguale.


Parlare con personaggi così è estremamente affascinante, fanno molto pensare.

Lui vive lì sereno, senza luce, senza effettivamente casa, senza telefono, senza niente di niente: into the wild!

Quel che gli serve lo riesce a recuperare facendo baratti o tramite donazioni dei pellegrini che passano di lì.

Al momento è occupato a ristrutturare una parte che possa essere un posto di riposo all’ombra per tutti i passanti: attacca assi di legno, usa una panchina come banco di lavoro e nel frattempo parla con noi e con altri 2 pellegrini incontrati lì.

Roger, ragazzo di circa 25 anni dalla Svizzera, e Michael, 63enne dalla Florida (un gran personaggio anche questo: abbiamo parlato almeno mezz’ora del problema immigrazione in Italia…in modo intelligente eh, non alla Salvini).

Salutiamo David con un forte abbraccio e ci congeda così: Buen Camino di vida!

Capito? Non il solito Buen Camino…

Ha aggiunto quelle 2 paroline che cambiano tutto.


Non ci rendiamo conto di essere rimasti lì per poco più di 1h: Astorga tuttavia è vicinissima, la si vede dall’alto del colle.


In 15 minuti, proseguendo il Cammino che poche centinaia di metri dall’ingresso torna sulla N120, infatti raggiungiamo gli altri che già hanno preso posto, anche per noi, in un Albergue molto carino ed economico (5€) che si trova subito dopo l’ingresso in paese.

Astorga è una cittadina molto bella e la visitiamo cercando il ristorante per la cena (entrando poi in una pizzeria…dove giustamente abbiamo mangiato delle insalatone!)


Oggi non ho particolari pensieri per i pellegrini: credo che questo Cammino, in questa giornata, mi abbia dato tantissimo e quindi il “pellegrino del giorno” sono io!

Però non posso evitare questo tentativo…come viene pronunciato “Buen Camino!” nelle varie lingue.

Anglofoni – “Bouen Kameino!”

Francesi – “Buencaminò!”

Tedeschi/olandesi – “Bvuen Khamino!”

Asiatici – “BuuuÉnka minoooooooo!” (Quasi cantato)

Si è capito?
La canzone di oggi non c’entra niente con tutto ciò che ho scritto e vissuto, ma è una delle mie canzoni preferite e quindi è un piacere me la regalo: “Africa” dei Toto (consiglio: dopo averla ascoltata, per chi non l’avesse mai fatto, cercate su YouTube anche la versione cantata dai Perpetuum Jazzile)

Oggi 88,97km in 7h46′. Totale per ora 544,39.
Domani e dopodomani ci aspettano 2 salitone…il cielo è grigio, un po’ di pioggia l’ha già fatta…

Che piova o che ci sia il sole chissenefrega: avanti fino alla meta!
Ultreya!

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