Me l’aspettavo peggio! Eh si, oggi si prospettava una tappa piuttosto faticosa: non che sia fresco come una rosa, ma pensavo davvero fosse più dura.

Lasciamo Astorga verso le 8 come al solito dopo aver saccheggiato un bar. Passiamo dalla Cattedrale e dal Museo del Camino, un palazzo progettato da Gaudì. Il cielo è incerto e nel bar, alla TV, vediamo le previsioni: tutto il Nord della Spagna è segnato con nuvole e fulmini…pioverà?

La cosa positiva è che la temperatura è fresca e affrontare la salita così è meglio.

I paesaggi brulli dei 2 giorni prima sono ormai alle spalle: si parte da circa 800m e dobbiamo raggiungere i 1540 della Cruz de Hierro ed il panorama inizia presto a presentarsi con la tipica vegetazione di montagna.

Il percorso sterrato inizia praticamente subito dopo Astorga: a fianco corre anche una strada asfaltata, ma è la via che porta in cima, non tocca nessun grosso centro e non è particolarmente trafficata.


I pellegrini aumentano man mano che proseguiamo: molti scelgono di iniziare il proprio Cammino a partire da tappe intermedie e la via, soprattutto al mattino, è piuttosto affollata.

Come al solito è un “Buen Camino!” dietro l’altro che caratterizza il percorso: non sarò mai stanco di vedere gente da tutto il Mondo che si sente parte della stessa squadra e che non nega mai una risposta o un sorriso.

Attraversiamo diversi piccoli e suggestivi borghi: tutti paesini molto piccoli ma molto molto carini. Tante case di legno e pietra, il gusto tipico delle case di montagna e i pochi abitanti ormai abituati al passaggio di centinaia di pellegrini ogni giorno.


Si passa da Valdeviejas, Murias de Rechivaldo, Santa Catalina de Somoza, El Ganso, fino a Rabanal del Camino. La salita è costante ma non estremamente pendente: è una pedalata un po’ lenta ma continua.

Se non fosse per le chiappe oggi particolarmente doloranti sarebbe una pedalata semplicissima.

Il clima continua ad essere dalla nostra e la pioggia non c’è: anzi, un sole pallido ogni tanto spunta attraverso le nuvole ma la temperatura, anche grazie alla quota che aumenta man mano, resta gradevole.


Dopo Rabanal inizia la parte un po’ più dura: la pendenza aumenta, il sentiero si stringe e, per certi tratti, presenta molte pietre. Tuttavia si riesce a stare sulla sella: si spinge un po’ ma si va.

Il prossimo borgo è Foncebadon: saranno 20 case. Verso destra si prosegue per la strada asfaltata, verso sinistra si segue il Cammino originale, su sterrato nonostante siamo comunque all’interno del paese. Ormai si viaggia solo su sterrato e, nonostante sia un po’ più brigoso, è la scelta indubbiamente migliore.


Si inizia a vedere tutta la vallata, oscurata da una leggera foschia, ma il panorama è davvero una goduria.


Viene una piccola è breve spruzzata di pioggia, ma il sole fa a pugni con le nuvole e torna fuori in breve tempo.

La strada è abbastanza larga, i sassi sono diminuiti e si sale. Bisogna fare anche qualche slalom per evitare i regali che lasciano le mucche quando pascolano…

Sto sudando tanto: anche in questo caso la pendenza non è proprio “spaccagambe”, ma non c’è nemmeno un metro di piano, quindi bisogna stringere i denti e salire mentre le gocce di sudore scivolano sul viso.

Ad un certo punto il sentiero sterrato sbuca sulla strada asfaltata: un po’ di tregua, penso. Mi distraggo guardando il panorama e non mi accorgo subito che di fronte a me, a circa 200m, c’è la Cruz de Hierro!


Sono arrivato! Dopo un paio d’ore siamo in cima!


La croce di ferro subito mi dà la stessa sensazione di quando ho visto per la 1^ volta la Statua della Libertà: mi aspettavo un monumento imponente ed invece altro non è che un palo alto circa 3m con una piccola croce in cima. Il palo è piantato su una piccola collinetta che aumenta giorno dopo giorno.

È infatti consuetudine lasciare lì una pietra portata da casa come omaggio al proprio passaggio. Chiaramente, nel corso del tempo, non ci si è più limitati ad una pietra ma molti lasciano tanti altri oggetti.

Io ad esempio, che ho dimenticato di portare la pietra da casa (pirla!), ho lasciato la copertura del casco che mi si è staccata qualche giorno fa.

Il luogo sprizza magia. Arrivare quassù è dopotutto un traguardo ed è molto emozionante. C’è un rispettoso silenzio per non disturbare chi sta lasciando la propria pietra o i propri messaggi. A turno si libera la Croce per dar modo a tutti di avere una foto ricordo da soli. Le facce sono soddisfatte. C’è anche chi, una volta arrivato, si commuove. L’energia positiva è tanta.


Restiamo una mezz’oretta per riprendere energie e per mangiucchiare qualcosa: ora ci aspetta un discesone!

Imbocchiamo immediatamente il sentiero sterrato: bisogna stare cauti perché è pieno di pietre, sassi e radici. Per un paio di km il percorso è ancora ondulato: brevi salite (stavolta spaccagambe!) si alternano a brevi discese ed il sentiero è sempre più stretto.


Ci rendiamo conto di essere di disturbo per i camminanti, così, giunti a El Acebo, decidiamo di prendere la strada asfaltata in segno di rispetto.

Ma anche un po’ per lasciare i freni e buttarsi giù i discesa!

La strada è piuttosto ripida e i freni, ci accorgiamo, è meglio tenerli stretti: ci sono parecchi tornanti e, sebbene non ci sia un gran traffico, passano delle macchine.

Nel frattempo è tornato il sole, ma ancora sudatissimo dalla salita, mi godo il fresco della velocità con addosso il giubbotto antivento.

Attraversiamo Riego de Ambros: sembra di essere in Alto Adige!


La discesa prosegue veloce e all’ingresso di Molinaseca una vecchietta vende ciliegie davanti casa: mi fermo per comprarne un sacchetto. Solo 1€!

Dopo Molinaseca riprendiamo il sentiero originale: ora la pendenza è più umana, la strada è più larga e per diversi tratti è addirittura asfaltata.

Con qualche saliscendi raggiungiamo Ponferrada. Subito all’ingresso della cittadina svetta maestoso il bellissimo Castello. Lo affianchiamo per raggiungere la piazza del Centro Storico dove ci fermiamo per mangiare un panino.


Ci rilassiamo per più di 1 ora e decidiamo di ripartire anche perché nuvole nere e minacciose si avvicinano.

Ponferrada dista 206km da Santiago ed è considerato l’ultimo posto “valido” per chi vuol fare il percorso in bici e meritarsi la Compostela (per i camminanti invece è a 100km, a Sarria).

Dalle carte, la strada che ci separa da Villafranca del Bierzo, la nostra meta di oggi, sembra un comodo sentiero pianeggiante di circa 25km.

Seguiamo quindi le solite frecce gialle: l’uscita da Ponferrada è segnalata perfettamente.

Effettivamente per i primi 15km è così: il sentiero scorre nell’interno a qualche centinaio di metri dalla strada principale e si attraversano alcuni paesini di sicuro molto meno suggestivi dei precedenti. Passiamo da Cuatrovientos, Fuentes Nuevas, Camponaraya, tanti vigneti, arriviamo a Cacabelos e il traguardo sembra vicino.

Invece succede il colpo di scena: la strada per Pieros consiste in almeno 2km di continua salita, anche abbastanza pendente, o perlomeno troppo pendente quando nelle gambe hai già 75km ed una mattinata piuttosto impegnativa.

Il caso vuole che ci ricongiungiamo tutti e 7, quindi partiamo per quelli che dovrebbero essere gli ultimi 4 tranquilli km.

Invece seguiamo indicazioni (le solite frecce gialle) che, a tutti gli effetti, segnano un Cammino che sulle carte non è segnalato.

Attraversiamo Valtuille de Arriba e ci ritroviamo in mezzo a vigneti. Se il panorama è bellissimo, lo stesso non si può dire del sentiero: continui saliscendi, alcuni molto ripidi e abbastanza lunghi, non sono esattamente quel che ci vuole a questo punto del giorno.


Inoltre è tornato il caldo e quindi la pedalata si fa sempre più faticosa. Dopo 8km (il doppio quindi!) arriviamo finalmente a Villafranca del Bierzo.


È una cittadina molto graziosa: belle chiese e bei palazzi antichi ci danno il benvenuto. Per raggiungere il centro bisogna affrontare una discesa un po’ ripida (non di buon auspicio per domattina quando si ripartirà) ma arriviamo in una piazza molto carina con diversi locali.


Cerchiamo un posto per dormire: in un paio di ostelli sono pieni, io di riaffrontare la salita per l’Albergue Municipal non ne ho tanta voglia…Vediamo un piccolo e modesto alberghetto: con Matteo e Giacomo decidiamo di condividere una tripla. Gli altri 4 invece tornano all’Albergue. Ci beccheremo poi per cena.

Il pensiero quotidiano per il pellegrino. Come dicevo prima, iniziano ad aumentare. Tuttavia si riconoscono subito quelli che sono in cammino da più giorni e da più tappe: iniziano a portare i segni della fatica. Non tanto sul volto che è sempre raggiante, quanto nei piedi.
Ieri sera ho incontrato una ragazza degli USA con una vescica nel tallone che sembrava una tanica d’acqua. Era molto sofferente e stava cercando un rimedio.

Questa mattina l’ho incontrata di nuovo e le ho chiesto come andava.

Mi ha detto che si sarebbe fermata un giorno in più ad Astorga perché proseguire così non le era possibile. Tuttavia non era triste: ha accettato la regola non scritta che dice che non sei tu a programmare il Cammino, ma è il Cammino che programma te.

Le ho augurato di cuore di riprendersi e di fare un “Buen Camino”: sono certo ce la farà…ci siamo lasciati con un sorriso.
La canzone di oggi, come ieri, c’entra poco con la giornata. Tuttavia nei primi paesini che abbiamo attraversato, ho visto ben 3 cartelli “Calle de San Blas”. Mi è subito venuta in mente la canzone…me la canticchio da stamattina. Pertanto la canzone è “En el muelle de San Blas” dei Manà

Oggi 82,57km in 8h29′. Totale ad oggi: 626,96km.

A Santiago ne mancano poco più di 180…questo mi piace.

Ultreya!

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