Che FI-GA-TA!!!!!!

Senz’ombra di dubbio oggi la tappa probabilmente più faticosa (forse anche più della prima) ma in assoluto la più bella, eccitante ed emozionante!

Ci aspettava il duro valico dell’O Cebreiro: si prospettava difficile ed in effetti lo è stato.

Ma fosse stato solo quello…

Prima della cronaca una postilla: sono partito un po’ “preoccupato” per la tappa di oggi. Sapevo sarebbe stata dura e mi sono fatto influenzare dalla mente. Adesso, che sono comodamente polleggiato nell’Albergue, nonostante le gambe un po’ dure, mi sembra sia stata una passeggiata.

Altro insegnamento di questo Cammino: a cosa serve preoccuparsi ed andare in ansia per le cose? A NIENTE! Le cose si affrontano al momento: prima si può pensare come affrontarle, ma avere preoccupazioni è la cosa più stupida che esista al mondo!

Anyway questa mattina ho la preparazione un po’ più lenta del solito: perdo il “treno” del gruppo, tutti partono prima delle 8 mentre io me la prendo molto più comoda. Quindi vado solo.

L’uscita da Villafranca è ben segnalata, il sole prospetta una bella giornata ma l’aria è piuttosto fresca: le nuvole sono ancora basse sulle cime e per parecchi km si viaggia nella vallata che non viene scaldata dal sole, coperto dalle montagne ad est.

La prima parte del percorso costeggia in parte la strada principale e passa sotto alla più recente autostrada che, evidentemente assorbe buona parte del traffico: incrocio non più di 3 macchine.


Attraverso diversi piccoli borghi e seguo le immancabili ed indispensabili frecce gialle: passo da Pereje, Trabadelo, La Portela del Valcarce ed Ambasmestas.

Mi viene da ridere quando elenco questi paesini…penso ad un eventuale spagnolo che viene nelle mie zone ed aggiorna il suo blog dicendo “sono passato da Vigarano Minarda, Borgo, Mirabello, S.Agostino, S.Carlo…”


La strada prosegue sempre in costante ma lieve salita: per ora è tutto estremamente alla portata.

A Vega de Valcarce, dopo circa 20km, inizia la passione di Cristo…la strada inizia ad impennare, l’aria si fa più “pesa” e, nonostante aumenti la quota, soffro il caldo.


Il sentiero non è sconnesso, sarebbe ideale per la pedalata, ma la pendenza aumenta sempre di più.

Dopo Las Herrerias inizia la parte veramente dura: i km che mi separano dalla cima sono ancora almeno 7 e la salita non accenna a diminuire la pendenza.

Sudo come un norvegese in sauna.

Mi fermo un attimo per recuperare fiato e per togliermi una maglia: sono attorniato da uno sciame di mosche e, considerate le varie popò di mucca sul sentiero, la cosa non è che mi esalti…


Attraverso Hospital ed arrivo a La Faba, ultimo piccolo borgo prima dell’ultimo strappo.


Salgo lento ma non voglio darla vinta alla salita: resto sempre in sella, col fiatone, ma sempre pedalando.

Ad un certo punto, giusto per dare l’idea della pendenza, mi sembra di vedere un piccolo tratto in discesa: provo a non pedalare ma la bici non va avanti…sono comunque in salita. Mi manca solo l’apparizione della Madonna.

Finalmente, dopo quasi 2h di lotta, vedo la cima: tutta la fatica è ripagata da una vista mozzafiato. La vallata sotto è totalmente coperta dalle nuvole, un venticello fresco mi rigenera e mi fermo per almeno mezz’ora per rifocillarmi e per godermi lo spettacolo.


Che bellezza! Ho una soddisfazione dentro che fatico a spiegarla a parole!

Dopo 200m circa c’è il piccolo borgo di O Cebreiro: se non fosse per i bar e per qualche negozio di souvenir, potrebbe sembrare di essere nel medioevo.


Come ormai consuetudine, il “gruppo dei 7” si ricompatta: ci beviamo qualcosa e ci rilassiamo un po’.


Tuttavia al nostro traguardo odierno, Sarria, mancano ancora più di 40km, quindi è meglio rimettersi in sella.

Ci dividiamo nuovamente: io oggi voglio solo fare il sentiero originale e, a vedere dalle altimetrie, le palpate non sono ancora finite.

Infatti per altri 6km la fatica è fedele compagna della giornata.

Arrivo all’Alto do San Roque ed ecco il sorpresone: dalla salita spuntano Romulus con la moglie, la coppia di rumeni incontrati il primo giorno!


Che bello che è il Cammino!

Ci abbracciamo come vecchi amici, parliamo un po’ e ripartiamo.

Dopo un paio di km in discesa su asfalto, riprendo il sentiero e c’è un nuovo strappo: bisogna scavalcare l’Alto do Poio.

Gli ultimi 100m non sono umanamente affrontabili in sella: scendo e spingo, faticando parecchio a portare la bici in cima.

Il sentiero sbocca su un piccolo locale: arrivato alla fine della salita, grondante di sudore e col fiatone, vengo accolto dall’applauso degli astanti.

Di applausi in vita mia ne ho presi parecchi, ma è la prima volta che mi capita per una salita!


Adesso è ora di godere un po’: per almeno 15km si scende!

Solo per brevi tratti, causa sentiero stretto (quindi non volendo disturbare i camminanti), mi faccio la strada principale, ma i tratti di sterrato sono semplicemente esaltanti: il sentiero non è particolarmente sconnesso e si può scendere spediti.

Nel frattempo sono entrato in Galizia ed il panorama è qualcosa di unico: vaste vallate si espandono sotto ai miei occhi, mucche al pascolo, un profumo di natura e di aria pulita che mi sembra di sentire per la prima volta. Non sento più minimamente la fatica.

 Oggi inoltre le mie chiappe non mi fanno nemmeno più male: la Pasta Fissan di ieri è stata miracolosa. Signor Fissan Santo subito!

A Tricastela ritrovo Antonio e Vincenzo: ci fermiamo in un piccolo locale a mangiare un’insalata. Sarria è sempre più vicina, ma i km a destinazione sono ancora più di 15.

Si Riparte!

Dopo Tricastela le opzioni sono 2: passare per asfalto dalla via che conduce per Samos o fare tutto lo sterrato che passa da San Xil.

Ovviamente la scelta ricade sulla seconda opzione! C’è ancora una salita dura da affrontare, è più breve ma non risparmia salamelecchi.

Arriviamo all’Alto de Riocabo e cambio l’ennesima maglia del giorno: fa caldo, si fatica e continuo a sudare.


Tuttavia la vista ed i percorsi sono talmente belli che il mio umore resta comunque altissimo.

Passato l’Alto ora mi aspetta solo discesa. Antonio e Vincenzo restano un po’ indietro ed io libero i freni e parto.

Non ho mai fatto un sentiero così figo nella mia vita! Per alcuni tratti bisogna essere molto attenti: grosse pietre, radici, sassi ed un fondo sconnesso chiamano la prudenza, ma si scende velocemente.

Solo in un punto sono costretto a scendere dalla sella in quanto il sentiero è interrotto da una decina di scalini (che ci faranno poi degli scalini in mezzo ad un bosco?!?)

I borghi che attraverso sono Montan, Zoò, Pintin, Furela, Perros, Calvor, San Mamede: prima del “boom” del Cammino questi posti evidentemente vivevano di allevamenti e agricoltura (non ho mai visto tante mucche in vita mia in un giorno solo), ora bar e Albergue non mancano in nessun luogo.


La discesa prosegue fino a Vigo che è praticamente la periferia di Sarria: entro in città esultando. Le gambe sono un po’ affaticate, ma non mi sento stanco: sono troppo esaltato!

Raggiungo il resto della ciurma e la splendida giornata prosegue: alloggiamo nell’Albergue, ad oggi, più figo in assoluto!

Siamo al Casa Peltre: un tempo era la casa di Manuel, l’hospitalero, che ha ristrutturato il tutto e lo ha fatto diventare un alloggio per pellegrini. I posti sono solo 15 ma l’ambiente è estremamente accogliente, pulito e comodo.


Perdiamo l’occasione di visitare la città ma allarghiamo subito la compagnia: al piano superiore Bernard, un pellegrino tedesco, ha preparato un mucchio di cibo e ci invita subito ad assaggiare le sue portate (cosa sia non si sa, ma la fame vince su tutto).

Al tavolo ci sono anche Lorena ed Irene, 2 ragazze spagnole molto simpatiche. Da bravi italiani decidiamo di fare la spaghettata! Vincenzo fa tutto: spesa e chef.

Io faccio il resto: mangio.

La serata è una delle più divertenti di tutto questo percorso: l’atmosfera che abbiamo creato è veramente unica!
Oggi avevo un pensiero del pellegrino, ma arrivato in questo Albergue ho cambiato idea. Un paio di righe per parlare di Bernard e per capire come, ognuno, affronta il Cammino.

Lui lo fa per sperare in un miracolo per la sua squadra del cuore, il Cottbus: attualmente si trova in 3^ divisione e il suo sogno è che ritorni in Bundesliga.

Non sembra una motivazione estremamente stupida? Eppure lo ammiro perché crede in questo. Lui ci crede e merita rispetto. Il Cammino, nell’immaginario comune, è visto solo come un’esperienza spirituale di silenzio e meditazione: ma chi ha stabilito le regole della spiritualità, del silenzio e della meditazione? E soprattutto, chi ha stabilito le regole del Cammino?

Non ci sono regole: fino a quando non ledo la libertà altrui, ogni mia scelta dev’essere rispettata. Può essere criticata, ma il rispetto è alla base dell’intelligenza umana.
A tal proposito, la canzone di oggi è la mia preferita dell’album più bello del 2014: da “Il padrone della festa” di Fabi Silvestri Gazzè oggi si ascolta “Come mi pare”

Oggi 71,70km in 9h06. In totale 698,66.

Domani ci avviciniamo sempre di più: l’entusiasmo è alle stelle.
Ultreya!

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