Ho dovuto far riposare questo blog per un po’: aggiungere qualcosa dopo il Cammino mi sembrava un’ingiustizia!
Caso vuole che oggi, 25 Luglio, sia S.Giacomo Apostolo, proprio colui che è conservato (pare) nella cripta della Cattedrale di Santiago de Compostela: ecco quindi il collegamento!

Frutto di un weekend anomalo, nato un po’ con della premeditazione e molto col caso.

La premeditazione sta nell’essere riuscito a tenermi un fine settimana libero da date: l’Universo benedica tutti coloro che mi cercano e che mi propongono serate, ma necessitavo di un sabato libero da impegni. Ogni tanto ci sta!

Avevo in mente diverse mete: una città europea o, tanto sapevo sarei caduto lì, un bel giro in bici. Ho pensato al giro del Lago di Garda, a piste nel Trentino o, addirittura, uscire direttamente da casa, con zaino e meta da decidere man mano.

Caso vuole che domenica scorsa capito per zapping su Radio Company dove, una pubblicità, mi fa sapere che nel weekend ci sarebbero stati gli Europei di Mountain Bike e Trial ad Alpago, vicino a Belluno.

Altro caso vuole che giovedì sera lo spettacolo di turno fosse a Belluno! (Mai stato a Belluno prima in vita mia).

Visto che i segnali vanno colti, la meta è stata presto decisa.

Giovedì parto per Belluno con la mia bella bimba (la bici intendo) in macchina: ci sono tutti i presupposti per un weekend perfetto.

Diciamo che qualcosa è mancato alla perfezione, però non mi posso lamentare.

La serata di giovedì, con un cast eccezionale (Flavio Oreglio, Alberto Patrucco, Davide Stefanato, Paolo Favaro e, a sorpresa, Francesco Damiano), dura solo 40 minuti circa: un acquazzone si abbatte su Belluno e siamo costretti ad abbandonare palco e piazza.

  
Ci siamo un po’ rifatti improvvisando una chitarrata sotto i portici, ma la piazza piena era un’altra cosa: Riso fa buon sangue merita i tanti spettatori.

  
Anyway!

Venerdì mattina parto alla volta di Lamosano: è in questo piccolo paesino il centro di tutte le gare.

  
Parcheggio la macchina fin dove è consentito arrivare, monto la bici e vado con la prima di diverse salite. Mi dirigo verso l’ufficio stampa perché, grazie a mio fratello, sono accreditato come giornalista per Rete Alfa. Forse è anche grazie a questo che non fatico a trovare un alloggio: a pochi km da lì, a S.Martino, la signora Monica ha a disposizione una camera in un edificio nel quale già alloggia la squadra Ucraina.

  
Si dispiace per il bagno in comune: le ho risposto infilandomi un dito nel naso.

Da Lamosano a S.Martino sono poco meno di 5km, ma la salita è piuttosto impegnativa!

  
Torno a Lamosano per capire un po’ in cosa consistono questi Europei.

  
Vedo tronchi o pietroni ammassati in diversi spiazzi: è così che mi approccio, solo da spettatore, al Trial. Ne conoscevo l’esistenza, ma l’unico Trial visto in vita mia è quello con le moto.

Scopro un mondo nuovo: con le bici la forza che devono sprigionare i muscoli è qualcosa di incredibile! Ragazzi tutti giovanissimi saltano come grilli portando la bici in ogni angolo, restando in equilibrio non si sa come e buttandosi con un’incredibile precisione anche da 3 metri di altezza.

Per me sono tutti bravi, anche i più scarsi. Ecco, questo è proprio uno sport nel quale sono certo non avrei alcuna chance di riuscita.

Visto che sono le qualifiche, ne approfitto per vedere i tracciati di MTB. Scopro che è possibile provare il circuito che affronteranno gli atleti.

Mi butto subito nel percorso del XCO e dopo pochi metri capisco che sono una pippa micidiale: mi trovo davanti ad una discesa che non è che sia ripidissima, ma c’è un fondo per i miei gusti un po’ troppo stronzo.

Manco a dirlo, dopo pochi secondi sono a terra. Mi rialzo e torno indietro a piedi…

Meglio cercare un’altra parte del percorso.

Girando a zonzo mi ritrovo anche nel percorso dell’Eliminator: sono 680m tra asfalto e sterrato con ostacoli naturali ed artificiali.

Gli atleti lo fanno in poco più di 20 secondi, io devo mantenere il mio status di pippa: non mi sono cronometrato, ma credo di averci messo almeno 5 minuti.

Ritrovo parte dell’altro circuito e mi butto di nuovo: mi si presenta una nuova discesa piuttosto ripida e, onde evitare un altro tonfo, scendo preventivamente dai pedali.

La differenza tra agonismo ed agonia.

Mi rimetto in sella ma il circuito non fa decisamente per me: cado per la 2^ volta. 

Capisco che è bene lasciare agli atleti i loro percorsi: per me alcune strade sono ancora un tabù.

Dopo un veloce pranzo mi concedo un po’ di riposo: le gare riprenderanno alle 17.

  
Finito il passacuore, ne approfitto per esplorare la zona: tra salite spargisudore e qualche divertente discesa, scopro un po’ il circondario.

Passo da Funes, Moline, Irrighe e ritorno a Lamosano: guardo un po’ di qualifiche dell’Eliminator e torno a S.Martino (madò quella salita!) per docciarmi e tornare giù con la macchina per vedere le finali.

  
Da dietro i monti, nuvoloni neri si avvicinano: il meteo dava pioggia tutto il giorno, ma evidentemente hanno sbagliato orario.

Mentre la gara entra nel vivo, verso le 20 si scatena il diluvio: ne approfitto per cenare in attesa che il cielo si plachi un po’.

Placarsi si placa, ma un po’ troppo tardi: per l’incolumità degli atleti la gara viene sospesa.

In piazza, appena smessa la pioggia, viene premiata una gara e devo dire che il rito dell’inno e dell’alzabandiera è sempre emozionante, anche quando l’inno è quello della Slovacchia.

La temperatura è qualcosa che ormai avevo scordato: sono in camicia ed ho freddo!

Rientro così a S.Martino.

A casa incrocio l’allenatore della squadra Ucraina, un certo Roma (si come la Capitale), con 2 suoi atleti. Stanno friggendo della salsiccia (cristodiddio alle 22.30 frigge le salsicce!!!) e mi offre un bicchiere di vino.

È una fatica bestia comunicare: non parla italiano, inglese poco e niente, qualcosa in francese e poi gesti, gesti ed ancora gesti.

Mi offre un altro bicchiere ma io, chissà cosa mi è venuto in mente, gli racconto che sono un giornalista di un noto quotidiano nazionale e devo tornare in camera per scrivere l’articolo.

Mi prega di non scrivere che l’allenatore dell’Ucraina beve vino…ok questo non lo dico, ma friggere le salsicce mannaggiaallamaremmamaiala lo voglio sottolineare!

Torno in camera: dopo giorni di afa dormire coperti è un orgasmo.

Il risveglio è una sorpresona: il maltempo tanto atteso è arrivato, ma essendo in montagna è travestito da nuvole basse che rendono il panorama la tipica campagna ferrarese a Novembre. Che fare?!?

  
Medito un po’ facendo colazione e scrutando i cambi climatici alla finestra.

Esce il Sole! La temperatura è ancora bassina (ma comunque particolarmente gradevole) quindi si torna in sella.

La prima tappa è chiaramente Lamosano per dare un’occhiata alle gare in corso.

Tuttavia, visto l’inatteso sole, seppur pallido, ne approfitto per proseguire la scoperta della vallata.

  
Così salgo fino a Chies e proseguo la strada perché la mia meta è il Lago di Santa Croce. È praticamente tutta discesa e me la godo per bene.

Quando arrivo nei pressi di Puos d’Alpago seguo le indicazioni per Farra fino a quando un sentiero che costeggia il fiumiciattolo mi porta in riva al Lago.

Il posto è molto grazioso e mi fermo a mangiare una mela mentre sulla spiaggia è in corso un torneo di calcetto saponato e, in una rientranza del lago, un impianto di wakeboard fa divertire alcuni audaci.

  
Un sentiero costeggia il lago per un paio di km e ne approfitto.

Nel rientrare trovo nuovamente un sentiero sempre a lato del fiume: attraverso il ponte di Puos e mi ritrovo in mezzo alla boscaglia.

Il fondo è un po’ sconnesso ma si viaggia bene: il tipico percorso da MTB.

Ad un certo punto si blocca la strada ed iniziano dei gradini fatti con piccoli tronchetti di legno che impediscono il proseguimento in sella.

  
Inizio la salita caricandomi la bici in spalla e passo una ventina di minuti di passione: non ho assolutamente idea di dove mi possa portare questa strada e salire tenendo la bici in mano è una certa palpata.

In poche parole scalo a piedi una montagna immerso in un bosco. Quando arrivo in cima, un cartello indica il nome del sentiero appena fatto: Strada dei Morti……..bene….forse sono immortale.

  
Inizia a piovere e la strada, per una giusta compensazione con l’andata, è tutta in salita. Passo da Garna e poi da, ladies & gentlemen, Schiucaz: vorrei prenderci la residenza solo per il nome.

  
Dopodiché 4km di salita mi riportano a Lamosano.

Le qualifiche del mattino sono finite quindi ne approfitto per tornare nella mia camera per farmi una doccia e riposarmi un po’. Perdo il senso del tempo e mi addormento come un bambino….

Quando riapro gli occhi sono già le 16,30 e, visto che la pioggia ha ripreso, decido che è ora di fare le borse.

Torno a Lamosano e non me ne vado fino a quando non finiscono le finali del trial: devo dire che questo sport mi ha particolarmente appassionato. La carica che ci mettono gli atleti non è propria di tutti gli sport: vederli saltare con la bici alla ricerca del perfetto equilibrio coinvolge tanto!

Oggi sono diventato ufficialmente fan di Benito Ros, uno spagnolo (che scopro poi essere pluricampione mondiale) che con la bici fa numeri incredibili, oltre la fisica.

Le gare di trial si dividono in 20″ e 26″ (i diametri delle ruote): mi vedo tutta la venti e per lo svizzero e l’olandese in gara, competere con Benito è praticamente impossibile.

  
Faccio giusto in tempo a vedere le premiazioni della XCO maschile (vinta da un danese) e mi rimetto per strada.

Un’altra avventura si aggiunge alle mie esperienze e devo dire che non potevo investire meglio il mio weekend libero!

La bici mi farà penare il perineo, ma ne vale proprio la pena!

Viva la vida, muera la muerte!

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