Lo credo veramente: se è vero che uno le cose se le cerca, ritengo comunque di essere fortunato per avere l’opportunità di girare il mondo.

Malesia, da circa 48 ore. Prima volta qui. Ma non prima volta in Asia. Continente vastissimo e, ovunque sia stato, affascinante come pochi altri luoghi.
Mi è venuta voglia di dedicarle qualche riga.

Kuala Lumpur, capitale, una città orientale cosmopolita.
Appena 3° a nord dell’equatore, una latitudine che dona una temperatura costante che, quando ti va bene, è sui 25°, quando ti va male anche 37-38.
Qui l’umidità non si misura a % ma a bestemmie.
L’aria condizionata nei luoghi chiusi non si misura in gradi ma in starnuti e sinusiti fulminanti.
Motorini, in centro è pieno di motorini. Nulla a che vedere con Hanoi, ma ce n’è una marea.
Smog, inevitabile, ma anche tanti polmoni verdi, pure in centro, con uno sprigionarsi di profumi di fiori che manco ne conoscevi l’esistenza.
Gente di tutte le razze, decine di lingue differenti.
Nel parco dietro alle famose Petronas Towers, qui semplicemente chiamate “Torri Gemelle” (non sono evidentemente superstiziosi), sono andato a correre questa mattina.
L’afa aumenta il tuo peso di almeno 20kg, ma l’atmosfera è fighissima.

Gruppetti di anziani con gli occhi a mandorla che si riuniscono in un prato per fare Tai Chi: chi in tenuta sportiva, chi, anche, in camica e pantalone.
Decine di runner, pricipalmente improvvisati e tutti paonazzi e fradici di sudore. Locali esclusi che corrono anche con leggin e maglia a maniche lunghe: la percezione della temperatura è un fatto di abitudini.
Manager, o forse anche semplici impiegati, dai tipici lineamenti occidentali che raggiungono i propri uffici: la tenuta è praticamente standard. Pantalone “elegante” e camicia a maniche corte da controllore del tram, con taschino sul cuore e un bicchierone di caffè o chissà cosa in mano.

Una miriade di operai. scopro perlopiù del Bangladesh, che tengono puliti e ordinati  tutte le aiuole, i giardini e i parchi, tagliati alla perfezione manco fossero campi da golf, con rastrelli e scope di saggina senza manico.

Stupore: persone che se incrociano il tuo sguardo ricambiano con un cenno di saluto!

Wi-fi reperibile ovunque, per essere connessi col Mondo, quasi a voler dire “condividete con tutti dove siete! Fate sapere al Mondo intero che qui si sta bene! Stiamo diventando grandi! Grandissimi!”

Gru, centinaia di gru ovunque che costruiscono palazzi, sempre più alti, sempre più moderni. Creando un contrasto sempre più forte con ciò che (non) si nasconde nelle periferie e nelle giungle interne, dove ancora vivono tribù nomadi che si procurano il cibo cacciando con le cerbottane.

Cielo terso, ma pronto in 5 minuti a ricoprirsi di nuvole che, nell’arco di 1 ora, scaricano tanta acqua che potrebbe riempire il Po 2 volte. Poi se ne vanno. E torna il sole.

Gli abitanti del posto che parlano tutti inglese ma che, quando sono tra loro, si scambiano parole che sembra contengano solo delle T, delle G e vocali messe a caso.

Nel saluto, in Malesia, non ci si stringe la mano ma solo la punta delle dita, per poi portare la mano al petto con significato di “ti saluto col cuore”.

Anche qui c’è una religione maggiormente seguita: è l’Islam. Già tutti coi peli ritti?!?
Tuttavia, come mi ha detto Vijei, guida locale che parla un italiano abbastanza corretto ma molto buffo, in Malesia “prima c’è la cultura, poi la religione”. Non ci si ammazza in nome di un Dio.

Fa caldo. Fa un fottutissimo caldo! Odio l’aria condizionata, ma qui è una questione di sopravvivenza se non ci abiti e non ci sei abituato.

Cibo vario e, a mio avviso, ottimo: innanzitutto le quintalate di frutta. Non credo di esagerare nel dire che in 2 giorni mi sono mangiato almeno 2 angurie e 5 papaie.
Spicy è la parole d’ordine: la macedonia piccante non l’avevo mai mangiata. Mi è colato il naso per 1 ora, ma che bontà!

Ai lati delle strade, fuori città, un numero imprecisato di palme: migliaia!

Sempre il buon Vijei mi ha detto che la Malesia è una grandissimo produttore di Olio di palma. Il “male” per molti! Magari lo è anche, chissà…ma quante altre cose fanno male!
Mi dà il suo punto di vista: la relatività è incredibile. A migliaia di chilometri dall’Italia e dall’Europa in generale, ritengo si normale e sacrosanto che i punti di vista siano differenti.

Mi dice che l’olio di palma è prodotto in grande quantità e questa cosa, qui, è vista in modo totalmente positivo: dà l’opportunità a tantissime persone di lavorare e di guadagnarsi da vivere visto che, dopotutto, dello sporchissimo denaro c’è bisogno ovunque.
Mi dice anche un’altra cosa: vera o no, non lo so. So solo che mi mette perlomenno la pulce nell’orecchio quandi mi dice che l’olio di palma è diventato “Satana” dopo che i maggiori produttori di soia hanno deciso di utilizzare questo prodotto.
Provate a dire qual è lo stato che produce, o fa produrre, più soia al mondo?

Esatto! Gli esportatori di democrazia per antonomasia! E che ovunque vanno impongono le proprie regole. Capito la democrazia?

È un paese in continuo movimento: aumentano gli abitanti, aumentano le opportunità. Qui, incredibile, lo hanno capito e lo fanno!

C’è del fascino. C’è della bellezza. Ci sono tutti i contrasti che vivi in ogni angolo del mondo. C’è un caldo che porta via i sensi. Ci sono dei profumi di fiori che strappano involotariamente sorrisi. Ci sono bambine che vendono chewingum fuori dai locali alle 3 di notte. Ci sono banche che hanno edifici così imponenti che ti chiedi cosa cazzo ci facciano con tutti quei piani. Ci sono le torri che dominano la città. C’è dell’energia positiva.

C’è dell’Asia.

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