Hai presente quelle giornate in cui ti svegli e già hai la sensazione che puoi anche essere colpito da un meteorite ma ne esci comunque illeso?
Ecco: questo è stato il mio 6 Aprile.
Ieri notte faticavo a prendere sonno: era la 1^ giornata effettiva, dovevo prendere confidenza col percorso, sono stato travolto, come raccontato nel post precedente, da un affetto che mi ha riempito il cuore…insomma, tante cose messe insieme che, nonostante la stanchezza, non mi facevano addormentare.
Poi sono entrato nel mondo dei sogni ed ho sognato robe stranissime.
Alle 9 vengo svegliato dalla telefonata di Cibo: con la voce cavernicola gli ho dato appuntamento a colazione “tempo di ricordarmi come si coniuga il verbo essere”.
Apro le tende e vedo che fuori c’è il sole: la mia meteoropatia subito agisce e nel giro di 5 minuti sono pronto, pimpante ed affamato.
Mentre mi sto bevendo il mio tè caldo, compare dalla porta del ristorante un ragazzino sbarbato, con giubbotto catarifrangente, casco giallo fosforescente in mano…ci guardiamo…
“No! Ma sei Henry?!?” E lui “Allora tu sei Paolo!”.
Simpatico ed adorabile a pelle, ancor prima di scambiare 2 parole.
Alla fine Henry, il figlio di Alessandro Favre, ovvero colui che ieri sera ha condiviso il palco con me, è passato a salutarmi prima di partire, come raccontato ieri sera, per il suo Giro d’Italia in Ciao.
Abbiamo parlato un po’, mi ha spiegato che roba è riuscito a mettere in piedi.
Ha 21 anni e lo sottolineo: HA 21 ANNI!
Lo scorso anno da Aosta a Capo Nord in ApeCar, quest’anno in solitaria in giro col Ciao (modificato…ora ha 2 serbatoi! Genio) per tutta Italia. È riuscito a mettere in piedi, da solo, un giro di sponsor coi quali riesce a finanziare il suo sogno.
Sono queste le cose che mi fanno godere!
Hai un sogno? Fai in modo che si avveri: facile!
Non dico che alla fine ci si debba sempre riuscire, ma se manco ci provi cosa puoi saperne?
A volte è bello anche fallire: ma almeno ci si prova.
Mi ha anche detto che, ovviamente, riceve e ha ricevuto critiche…gente che parla…ma dopotutto è giusto così: l’ecosistema prevede che al mondo ci siano fiori profumatissimi e merde puzzolentissime. Trovo normale che l’universo dia spazio ad ognuno.
Caro Henry, se leggerai i miei resoconti, sappi che sono un tuo fan! Avanti così! (ribadisco: seguitelo su Facebook sulla pagina “Italia in Ciao”)

henry

Dopo esserci salutati ho iniziato un pò di manutenzione. Prima un’operazione McGyveriana per mettere a posto la borsa da manubrio che ieri mi ha fatto smadonnare tutto il giorno: non stava dritta e mi toccava la ruota davanti. Da oggi è perfettamente salda! Le fascette di plastica e il nastro adesivo tutta la vita!
Un saluto ad un gatto coi baffi da Hitler (non ne avevo mai incontrato uno…anche se il mio amico Emilio, anni fa, mi segnalò il sito http://www.catsthatlooklikehitler.com dove ce ne sono tantissimi…gente che apre siti così…che ridere!) e mi metto per strada piuttosto presto, considerato la tappa tutto sommato corta e priva di impegni istituzionali come ieri, se non all’arrivo ad Ivrea.

gatthitler

La temperatura è buona, ma decido di partire comunque un po’ vestito. Un po’ troppo…ma lo scopro durante il tragitto.
Oggi però, non essendo scortato, posso buttarmi sul sentiero della Via Francigena. Non è come seguire le indicazioni lungo il Cammino di Santiago, dove perdersi è praticamente impossibile, ma devo dire che il tratto tra Valle d’Aosta e Piemonte è ben segnalato: i cartelli o i segnali da seguire indicano la strada 103.

103

La segnaletica è un po’ varia e può mandare in confusione, tuttavia tra frecce gialle (è bellissimo rivederle su un percorso!), stencil raffiguranti un pellegrino con un bastone, segnali con strisce biancorosse e cartelli di segnaletica stradale marrone con scritto “Via Francigena”, mi godo il panorama e sentieri che mi portano talvolta su asfalto in stradine comunque sperdute e perlopiù su stradine a tratti sterrate, a tratti in ciottolato, a tratti direttamente su erba.


Il percorso è molto figo e la splendida giornata di sole mi carica alla grande.
Senza rendermene conto taglio fuori Verres e me ne accorgo solo perché ad un certo punto, girandomi per fare una foto alle montagne che mi facevano da contorno in una splendida vallata, scorgo il Castello che svetta su un monte.
Proseguo continuando a seguire i segnali, coadiuvato anche dal gps che mi ha dato Alberto di Sloways/Il Movimento Lento e da alcune mappe che mi ero procurato prima di partire.
Per un breve tratto il percorso ghiaiato costeggia l’autostrada fino a portarmi a Bard, dove la splendida Fortezza domina dall’alto del colle.

bard
Il percorso mi fa passare anche per il paese e la salita, non dura come un Mortirolo ma da affrontare con un po’ di forza, è alleviata dalle bellissime casette ai lati della via.
Per tutta la giornata ho costeggiato più volte la Dora: ogni volta che la vedevo ero certo di essere sul percorso giusto.
Il tragitto di oggi non è stato particolarmente faticoso, ma alcune rilassanti discese, per un fatto di compensazione, si alternavano ad alcune salite, in certi casi dolci in altri casi un po’ più dure: per questo motivo in questa tappa ho dovuto cambiare spesso rapporto che, dopotutto, è un po’ la metafora della mia vita…(me la faccio e me la rido da solo).
Arrivato a Pont St.Martin non ho voluto perdermi lo spettacolo dell’antico ponte romano, deviando quindi di un paio di km dal tragitto che dovevo seguire.

pont st.martin
Con l’arrivo a Carema ho abbandonato definitivamente la Valle d’Aosta e sono entrato in Piemonte.
Mi aspettavo della gran pianura, invece, seguendo appunto il percorso originale, mi sono ritrovato in mezzo a campi bellissimi che, però, mi hanno fatto affrontare anche delle discrete salite.
Bellissima la Pieve di San Lorenzo e il Battistero di San Giovanni nelle zone di Settimo Vittone: per raggiungerli c’è una bella salita (bella…ripida diciamo!) ma il panorama dall’alto ripaga della fatica.
I segnali sono sempre presenti e in breve tempo mi trovo a Borgofranco d’Ivrea: sono in netto anticipo rispetto all’orario di ritrovo con i miei amici dell’Avis di Ivrea, pertanto ne approfitto per mangiarmi una gelateria. Intera.
Nel frattempo mi rilasso e mi riposo un po’, scambio 2 chiacchiere con una signora “curiosa” per avermi visto con la bici e le borse, e verso le 16,30 decido che è ora di ripartire.
Non faccio in tempo a salire in sella che mi viene incontro un ragazzo in bici da corsa che mi spiazza dicendomi “Tu sei Paolo vero?”…uh! E chi è questo? Il mago Otelma?!?
In realtà è Fabrizio, ciclista non professionista ma nemmeno amatoriale: è il testimonial dell’Avis di Ivrea per il 2016 ed è un portatore sano di ottimismo e felicità.
Dalla giovane età, per un incidente, non può più piegare la gamba destra, tuttavia è uno di quelli che di fronte alle difficoltà si fa una grassa risata e trova la soluzione: pedala solo con la gamba sinistra! Ed ha un grandissimo senso dell’umorismo: mi ha fatto molto ridere quando mi ha detto che, quando si allena con altri atleti paralimpici, gli piace chiamarlo il “Club degli Scassati”. Voto 10!

fabrizio
Nel frattempo arriva anche Paola, sempre dell’Avis di Ivrea, e insieme raggiungiamo Montalto Dora dove mi aspetta Elidio ed altri ragazzi che mi scorteranno fino alla piazza.
La vera figata del giorno è stato scoprire le Foot Bike, che altro non sono che Monopattini a forma di bici. O bici a forma di monopattino…Insomma sono bici senza sella e senza pedali che si guidano come fossero monopattini: capito adesso?
Facciamo gli ultimi km che ci separano da Ivrea insieme: siamo una bella carovana ed entriamo in città in fila indiana (volevo fare la rima. Mi è riuscita).

accoglienza
Mi piace molto quando si arriva in una città e i locali fanno da Cicerone: è bello vedere persone orgogliose dei propri posti!
Scopro così che il Castello di Ivrea, molto bello da fuori, fino agli anni ’70 era il carcere.
Di fronte a noi si staglia poi la Serra Morenica, un tempo (e per “un tempo” intendo migliaia di anni fa) un grande ghiacciaio e tuttora la più grande formazione del genere esistente in Europa.
Chiedo naturalmente perché gli abitanti di Ivrea si chiamano “Eporediesi”: quando fu fondata, il nome era Eporedia e la derivazione gallica di “Epo” significa cavallo. In poche parole era una città posizionata in un punto strategico per accessi cisalpini che all’epoca si potevano fare, chiaramente, solo tramite cavalli.
Altra grande curiosità è legata al carnevale di Ivrea e le arance: questa ha una radice più “moderna” in quanto si deve risalire solo alla fine dell’800.
Visto che voglio evitare di scrivere cose inesatte, mi limito ad invitarvi a cercare immagini e filmati di questo affascinante carnevale dove, per 3 giorni ogni anno, si scatena la “battaglia delle arance” che, come mi hanno detto, lascia poi per la città un profumo di spremuta per oltre una settimana.
Con una pasta e un caffè in autogrill ti fanno il menù…
L’arrivo nella piazza del Municipio è bellissimo: un capannello di persone, rappresentanti del Comune, il presidente dell’Avis, la stampa locale, i curiosi che, vedendoli dalla faccia, si stavano chiedendo “ma questo chi cazzo è?”…sono davvero felice!

piazza ivrea

Fabrizio mi scorta poi, sempre in bici, fino all’albergo che si trova un pò fuori città a qualche centinaio di metri dal luogo in cui poi mi sono esibito in serata.

Con me questa sera c’era il mio amico Massimo Pica (che mi ha fatto riderissimo!) e al Timless Pub devo dire che abbiamo fatto proprio una gran bella serata. Chi si loda si imbroda, lo so, ne sono consapevole e non voglio dire questo: però mi sono divertito tantissimo e non vorrei mai smettere di ringraziare il pubblico in serate come queste, così come non vorrei mai smettere di ringraziare l’Avis di Ivrea che ci ha accolti con una cordialità ed un’ospitalità da farmi sentire quasi in difetto.

E’ solo il 2° giorno, oggi dopotutto la tappa non è stata nemmeno così dura. Domani mi aspetta una passeggiata in quanto dovrò solo raggiungere Santhià e questo mi permette di partire con comodo nel primo pomeriggio.
Con me domani sera ci sarà il mio amico Francesco Damiano e saremo all’Oratorio San Grato.
Sono già contento. Arriveranno anche i momenti duri, ma per ora mi tuffo nel mio brodo di giuggiole e me la godo…

Stamattina, all’altezza di Verres, mentre ascoltavo questa canzone con l’iPod, ho visto una scena che mi ha intenerito tantissimo: una bambina che avrà avuto non più di 3 anni è corsa in mezzo ad un prato a raccogliere una margherita per portarla a sua mamma.
Ho visto 2 sorrisi, quello della bambina e quello della mamma, talmente belli che non si possono descrivere…

Stanotte la canzone è “Tender” dei Blur

Oggi 55,7 Km.
TOTALE: 109,6 km

Un pensiero riguardo “2^ tappa: Chatillon – Ivrea

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