Sono venuto a Piacenza per piacervi. Però prima di piacere mi devo dire “ma mi faccia il piacere!”

La nottata in camper è stata un po’ umida: riscaldamento spento, temperatura in discesa. Addormentarsi caldi sotto le coperte, svegliarsi po-po-po-po-polaretti! al mattino.
Però c’è il sole: oh, non che mi dispiaccia, ma vedo che le previsioni ci beccano di brutto eh! Io, come annunciato, non le controllo mai, tuttavia ogni giorno c’è qualcuno che mi dice che tempo farà l’indomani.
Dato che ci siamo, col gubbino addosso, ci facciamo colazione al tavolino sotto l’albero.

Colazione
E’ una moderatamente lenta preparazione: dopotutto è ancora abbastanza presto ed oggi mi aspetta una tappa in pianura, semplice e di una lunghezza, a spanne, di una settantina di km (spanne poco precise, scoprirò).

Partenza W
L’albero che fa “Viva” che figo è?

Ho un primo appuntamento pochi km dopo la partenza: il mio amico Andrea abita lungo la strada che devo percorrere per uscire dalla città, quindi ci diamo appuntamento per le 9,30.
L’ho fatto diventare sostenitore di Riso fa buon sangue!

 

Bazzo
Nel frattempo mi indica un arco gonfiabile dall’altra parte della strada e mi spiega che c’è in corso una manifestazione interessante.
Ci salutiamo, attraverso la strada e vado a fare il curioso: la manifestazione si chiama Energiadi. All’interno di questo palazzo, c’è una fila di biciclette, una decina, attaccate, con la ruota posteriore, ad un generatore. A rotazione salgono persone a pedalare e il tutto continuerà, ininterrottamente, fino alla mezzanotte di domani.
L’energia prodotta dalle pedalate verrà poi destinata alla scuola adiacente.
Io càpito durante un turno che si è preso la squadra di rugby femminile di Pavia: hanno tutte la maglia giallonera a strisce (suppongo la maglia con cui giocano. Madò se sono intuitivo) e si danno il cambio.
Ovviamente mi fanno salire su una bici e pedalo per una decina di minuti: è fighissimo! Ci divertiamo un casino.

Energiadi 2
Saluto e mi rimetto in sella. A Pavia o sono stato distratto io o di segnali ne ho visto solo uno, all’altezza del bellissimo Ponte Coperto. Esco andando ad intuito.
Intuire che a pedalare per Energiadi ci fosse una squadra era la cosa più semplice al mondo e non dovevo innalzare così tanto l’autostima nei confronti di del mio intuito: infatti mi perdo una prima volta.
Girovago a zonzo nei dintorni di un boschetto che c’è appena fuori città.
Gira e gira e rigira, dopo aver dovuto guadare un canale di acqua lurida, mi ritrovo praticamente allo stesso punto. Olè!
Non contento non è che accendo il gps e lo seguo…macchè! Provo a consultare la mappa e prendo la via verso Belgioioso.
Ad un certo punto decido di deviare sulla destra e mi ritrovo sulla provinciale: scelta stupida. C’è un casino di traffico.
Mi butto dentro verso Valle Sambiente, intravedo un sentiero, lo prendo perché, ad intuito, credo di dover andare da quella parte.
Gira e gira e rigira, finisce il sentiero e mi ritrovo in mezzo all’erba alta fino al ginocchio: tornare indietro? No grazie. Vedo una strada subito alla fine degli alberi e, spingendo la bici a mano, la raggiungo. Devo però scavalcare il guardrail e tirare su la bici mi fa cristonare.
E’ un’altra strada iper trafficata ma vado verso destra.
Gira e gira e rigira, mi ritrovo sulla provinciale di prima. Faccio 2km e sono di nuovo all’ingresso di Villa Sambiente.
Basta, stop al televoto! Seguo i cartelli blu per Belgioioso e si fottano i sentieri.
Pedalare sulla provinciale non è molto bello, ma non potevo perdere troppo tempo.
Mentre pedalo, sento una macchina suonare ed un “Vai Paoloooo!!!!!”. Saluto con la tipica modalità “equestochiminchiaè?!?”: scoprirò poi tramite Facebook che era Sunil, un ragazzo conosciuto quando ho lavorato alle Olimpiadi di Torino nel 2006. Lui fu il primo volontario ad arrivare a Sestriere per il mio settore, quello Retail & Leisure.

A Belgioioso arrivo dopo una quarantina di minuti e mi fermo un pochino davanti al Castello per farmi una foto. So che c’è anche la fabbrica della Galbani ma non l’ho vista. Così per dire.

Belgioioso
Riprendo e cerco segnali che mi indichino la Via Francigena…non ne trovo.
Proseguo sulla strada principale: segnali non ne vedo, ma consulto la mappa e noto che, comunque, il cammino francigeno indicato è in diversi punti praticamente coincidente con la strada principale.
Così passo Corteolona e S.Cristina di Bissone, quando arrivo ad una rotonda e mi ritrovo a dover fare affidamento nuovamente al mio intuito.
Stavolta, culo, ci becco: mi immetto in un sentiero in ghiaia che costeggia la ferrovia per un paio di km, dopodiché si butta verso sinistra in mezzo ad un bosco. In lontananza vedo un campanile e diverse case: suppongo sia Miradolo Terme, il paese successivo, e dopo ancora qualche km tra strada sterrata e ghiaia, ci arrivo. Stavolta ci ho beccato!
Non mi fermo, proseguo e finalmente trovo segnali e adesivi lungo la strada. Mi ritrovo nuovamente tra le campagne nude e, non vedendo alternative, proseguo lungo il sentiero.

Dopo pochi km un bivio: ho il 50% di possibilità visto che di segnali non ne vedo.
Oggi il mio intuito ha qualcosa che non va, evidentemente: il sentiero man mano scompare per lasciare spazio all’erba sempre più alta. Noto comunque una scia che mi suggerisce in modo evidente che qualcuno da lì ci è passato.
Altrettanto evidentemente noto che la scia si interrompe in prossimità di un fosso alto almeno 3 metri e largo boh? Troppo.
Momento di stizza: butto la bici a terra e mi siedo un attimo per dire una batteria di parolacce e sfumare i fumi.

Mi sono perso
Torno indietro: quando sono di nuovo al bivio capisco l’errore. Un segnale c’è, ma è piantato su un albero dalla parte opposta alla strada di arrivo. Non l’avevo visto. A tutti gli effetti i segnali non è che siano insegne al neon, ovviamente: bisogna abituare l’occhio a cercare l’adesivino o anche un segno di vernice biancorossa su una qualsiasi cosa, palo, albero o pietra che sia.
Così posso riprendere la strada e in pochi minuti raggiungo Chingolo Po, noto per il bellissimo castello.

Castello Chignolo Po
Il Castello giuro che è molto bello. Ma il mio ego è smisurato.

Ad Orio Litta ormai manca poco e Michael, da vera badante, prima mi chiama preoccupato perché non ha mie notizie, poi mi prepara il pranzo perfetto, posteggiato davanti all’imponente Villa Litta: pranzo, relax e vista fantastica. Le mie vicissitudini del mattino sono già alle spalle.

 

Orio Litta 2

Mi rimetto per strada: l’argine del Po è a pochi km e seguo le indicazioni per raggiungere, sempre lungo il percorso, il Transitum Padi, ovvero un “porticciolo” dove una barchetta fa attraversare il fiume per continuare nella tradizione così come descritto dal solito Sigerico nel suo viaggio fino a Canterbury.


Il percorso prosegue sull’argine: è una strada agevolissima e mi sembra di essere nelle mie zone. Anzi, volendo, se avessi una canoa potrei buttarmi nel fiume e pagaiare fino a casa.
Ho l’appuntamento alle 16,30 con Giorgia Bronzini a San Rocco per fare gli ultimi km insieme ed entrare a Piacenza.
Arrivo con un pò di anticipo così ne approfitto per pulire un po’ la mia bici.
Puntuale compare Giorgia (bici fighissima) e partiamo per la città: fin da San Rocco parte una lunga e comoda ciclabile che porta direttamente a Piacenza.
Giorgia mi è simpatica da subito, è una di quelle persone che io chiamo col termine che considero il complimento massimo che io possa fare: una cazzona!
Sto pedalando con una bicampionessa mondiale su strada e campionessa mondiale in pista, 3 volte alle Olimpiadi e quest’anno a Rio, anche se le convocazioni arriveranno più avanti, non vedo perchè non debba esserci nuovamente a rappresentare l’Italia.

con giorgia
L’appuntamento è sulla Faxhall (o Facsal), un lungo viale alberato pedonale in centro città che ripercorre una parte delle mura. Vediamo l’arco gonfiabile dell’Avis e facciamo la volata: naturalmente dico a Giorgia che devo vincere io…e infatti vinco!!! (Bravo pirla).
E’ sempre bellissima l’accoglienza: è la medaglia che ricevo ad ogni tappa. Applausi, gente che viene a salutare, la stampa che intervista, musica, festa. E’ un azzeramento immediato della stanchezza.

arrivo
All’arrivo ci sono anche i miei amici Zia Laura e Zio Max, oltre a Maurizio, il fratello di Giorgia nonché mio compagno di palco in serata: è tutto ancora più bello!

Zio e Zia 2
Dopo le foto di rito mi faccio scortare in hotel, sempre in bici, e mi faccio così gli ultimi 2km del giorno.
Tempo di rilassarsi non ce n’è tanto: giusto una doccia e mezz’ora seduto sul letto.

Alle 19,30 siamo già al locale: il Baciccia, che è stato trovato da Maurizio, è una gran figata di posto e si mangia anche molto bene! Ingurgito di tutto: mi sarei mangiato anche un blocco di cemento.

Sarò monotono, ma anche questa serata mi ha davvero esaltato: la sala spettacolo è perfettamente allestita, proprio come piace a me. Le sedie sono tutte occupate e il clima è quello bello. Tra il pubblico c’è anche Carlotta, la mia amica capissima di Continental che mi ha pure regalato i copertoni, oltre a diversi amici dell’Avis locale capitanati dalla presidente Avis Provinciale Laura e dal Responsabile Giovani, sempre provinciale, Teo.
E’ bello: io mi diverto un sacco, il pubblico è partecipe.
Io e Maurizio finiamo con un “fuori programma” e cantiamo insieme la classicissima “Io vagabondo” e “Hey Jude”. Wow!

fine show

Domani ho un mezzo riposo: devo raggiungere la vicina Fidenza (prevedo poco più di 50km) e ho la serata libera. Devo recuperare un po’ le forze e, possibilmente, andare a letto ad un orario più responsabile…Credo partirò dopo pranzo e in 3h suppongo sia plausibile essere già a destinazione.

Intanto 5 giorni li abbiamo accantonati e più vado avanti più mi esalto: tra l’altro dalla zona perineo non ho ancora segnali di cedimento. Bene per ora!

“La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili” (William Burroughs)

Non mi viene in mente nessun altra canzone se non questa, per chiudere il sipario di questa giornata: “Perfect day” di Lou Reed.

Oggi 86,3km.
TOTALE 347,4KM

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