Ho già visto Roma!
Cioè non nel senso che ci sono già arrivato: l’ho vista, o meglio intravista, dall’alto, sulla collina sopra Formello dove mi sono fermato al posto dell’arrivo a La Storta come previsto (questione di B&B).
E’ là che mi aspetta ed io sono 16 giorni, da quando sono partito da casa per raggiungere la Val d’Aosta, che aspetto di andarla a salutare di persona con la mia bici.
Il giorno precedente al raggiungimento di un traguardo mi lascia sempre dentro una sensazione strana: mi manca ancora solo un piccolo sforzo, una passeggiata a tutti gli effetti, eppure…
Sono 15 giorni di fila che pedalo: ho fatto tappe tranquille, ne ho fatte di quelle che mi hanno fatto sputare sangue, ma ogni mattina, anche col male alle gambe, anche col vento, anche col tempo incerto, anche con la prospettiva di farmi una sbarcata di km, la voglia di appoggiare le mie chiappe su quel sellino ed avvicinarmi sempre di più a Roma non è mai venuta a meno.

La Via Francigena mi ha fatto scoprire posti di un bello che ho quasi fatto un’indigestione di splendore.
Mi ha ridato quella sensazione che fare tutto di corsa è in realtà una perdita di tempo.
L’ho già detto credo mille volte, ma mi convinco sempre più che la bicicletta sia il mezzo giusto per vedere cosa ci sia attorno a noi: si va a quella velocità perfetta per rendersi conto dei profumi che ti attorniano, per vedere di che colore reale sono alcuni fiori e alcune piante, per vedere bene il cielo e tutte le nuvole che lo decorano, per fermarsi in ogni momento lo si voglia senza aver il problema di dove parcheggiare o di intralciare il passaggio agli altri.
E lo dice uno che, negli ultimi anni, si è sparato in media 50mila km con la macchina, cosa che, probabilmente, si ripeterà per altri anni ancora.
Questa lunga pedalata mi ha donato una dimensione perfetta, l’avere sempre la situazione sotto controllo, senza fretta, anche nei momenti di difficoltà: tipo quando mi è scesa la catena e si è incastrata tra la corona e i raggi, a qualche km da S.Gimignano, e non ne voleva saperne di scastrarsi, con calma ho tolto le borse dalla bici, l’ho ribaltata, ho tolto la ruota e a forza di insistere e di tirare, mentre mi sporcavo di grasso ovunque, la catena è tornata al suo posto;
quando ho dovuto affrontare la lunga e dura salita che mi portava verso Berceto (e in seguito al Passo della Cisa) mi sono messo sui pedali, rapporti leggeri, testa bassa e via: si sale ai 5-6 km/h, ci si mette più di 1 ora, ma ve bene così;
quando sono partito da St.Rhemy en Bosses con la pioggia, il freddo, il tempo migliore per stare sotto le coperte;
quando mi sono perso per ben 4 volte appena fuori Pavia sono ritornato sui miei passi e ho ripreso la strada, impiegandoci quel che ci voleva ma arrivando poi al punto giusto;
quando per un errore di valutazione sui km da percorrere, sono partito da Viareggio alla volta di Castelfiorentino e l’ora che avevo previsto per raggiungere Lucca si è raddoppiata mettendomi nelle condizioni di dover pianificare meglio la pedalata per non arrivare troppo tardi (anche se poi arriverò anche in anticipo), salvo poi trovarmi nelle gambe 102 km, almeno 20 in più di quelli previsti;
quando uscendo da Viterbo mi sono ritrovato disperso in un bosco, col telefono scarico senza poter quindi consultare un satellite che mi dicesse dov’ero e senza sapere più nemmeno che ora fosse, ho proseguito, scavalcando anche dei tronchi con la bici in spalla (quei comodi 40 kg scarsi) e con la convinzione che, per forza, prima o poi, avrei incontrato la civiltà e, di conseguenza, una discesa.
Ho la pelle secca, l’abbronzatura a pezzi, la barba ormai da rapito in mano all’anonima sequestri, gli abiti da bici che a forza di lavarli con la saponetta sanno di caserma, le borse piene di polvere, la bici sporchissima.
Ma tutto ciò è molto figo!
Ho passato tantissimo ore in totale solitudine, io e la mia bici: ogni tanto con la radio accesa, ogni tanto ascoltando solo i rumori che arrivavano da quel che mi passava attorno.

Oggi, come penultima tappa, più che altro un pretesto di avvicinamento a Roma per arrivare a San Pietro domattina per la passerella finale, ho avuto della piacevolissima compagnia.
Franco, uno dei 4 “angeli” di ieri, si è proposto di accompagnarmi fino a destinazione: benissimo!

partenza.jpg
Questa mattina poi si è aggiunto, per una ventina di km, anche Marco (che fa parte di un gruppo di ciclisti che si chiamano “Zingari bike”…), quindi alle 11 siamo partiti dalla piazza di Sutri.
Prima però ho voluto vedere per bene l’anfiteatro romano scavato nel tufo: è aperto solo al mattino e non volevo perdere l’occasione.
Prima mi hanno portato in alto, su Villa Savorelli, da dove ci si può gustare la vista totale dell’anfiteatro, antico di non so quanti anni ma riscoperto solo alla fine dell’800.

anfiteatro sutri alto
Poi siamo scesi per entrare: volevo solo fare una foto ed un piccolo video, ma le bigliettaie sono state intransigenti e, anche per solo 5 minuti di visita, ho dovuto pagare il biglietto di 5€.
Però per queste cose ritengo che non sia uno spreco quanto un investimento.

anfiteatro sutri salto

Mi conducono subito lungo il sentiero della Francigena: oggi non ho dovuto mai consultare nessuna mappa perché non c’è cosa migliore di farsi un giro in bici con dei “local” che conoscono alla perfezione il territorio.

ViaFrancigena
Il percorso, come sempre, è perfettamente segnalato: magari non mi sarei comunque perso, ma seguire le mie guide è stato più agevole, oltre che piacevole per la compagnia.
Quando raggiungiamo Monterosi, Marco deve tornare indietro: restiamo solo io e Franco.
Mi viene concesso gentilmente il fatto di decidere l’andatura e le eventuali pause per foto o visite a luoghi.

Strada
Lo sterrato è sempre perfettamente percorribile: in alcuni tratti, come normale, c’è da fare i conti con qualche buca o con qualche sasso di troppo, ma non ci sono punti impossibili.
Arriviamo al Parco del Treja dove si formano delle piccole cascatelle da quello che, più che un fiume, è un ruscellone: ai piedi di queste cascate, immersa tra gli alberi, c’è anche la Mole di Monte Gelato, una “specie” di castello in miniatura.

Mole di Monte Gelato
Finora l’alternarsi tra salite e discese è ben compensato, ma non c’è mai nessuna pendenza particolarmente impegnativa.

Il discorso cambia quando si deve raggiungere Campagnano: si sale sempre un po’ di più fino allo strappo ignorantissimo per l’ingresso in paese. Non è una lunga salita, ma è una violenza per le gambe. Però non voglio cedere e resto sui pedali fino in cima!
Campagnano
Il paese è molto carino, entriamo dalla parte antica, arriviamo in piazza (dove, non so perchè, mi ricorda molto atmosfere felliniane) ed usciamo dalla porta che, anche se non ho controllato, secondo me si chiama Porta Romana.

Visto che questa sera non ho appuntamento con nessuna Avis c’è tutto il tempo, quindi accetto la proposta di Franco di fare un passaggio, allungando di pochissimo il percorso, nel Parco di Veio all’interno della Valle del Sorbo.

Parco di Veio 2
Non potevo fare scelta migliore: a pochissimi km da Roma c’è un’oasi di verde che sembra quasi di essere in Trentino.
Cavalli e mucche che pascolano liberamente tra i sentieri, un fiumiciattolo che passa in mezzo, un prato immenso che sembra quasi non avere fine, alberi e, anche qui, una piccola cascata.

Mucche

Vitello ciuccione

Sarebbe proprio il posto ideale per sedersi a terra e stare lì fino a quando non tramonta il sole: che bellezza!

Riprendiamo la strada per Formello: c’è ancora qualche salitina da affrontare, ma dopo Campagnano è roba da ridere.

Dobbiamo raggiungere Cibo e Marina che hanno trovato il B&B: non è esattamente a Formello ma una decina di km fuori.
Alle 16 siamo già a destinazione: non che sia stata una maratona oggi, ma quei 54 km me li sono pappati anche oggi!
Saluto Franco e lo ringrazio, anche qui, tantissimo!

Arrivo

La cena in tranquillità a 3, a pensare agli ultimi chilometri che mi separano da San Pietro, pianificando un pò quel che succederà domani sera…ma dai, basta, nessuna aspettativa.
Domani è l’Associazione Donatori e Volontari Personale Polizia di Stato che ci ospiterà: la festa finale è nella piazza di S.Maria in Trastevere dalle ore 19.
L’arrivo a San Pietro è previsto per le 13,30 circa.

locandina.jpg
Che bellezza…mi riservo le ultime considerazioni per domani. E anche i mille grazie a tutte quelle fantastiche persone che ho incontrato e conosciuto durante questo lungo percorso.
Tanto ho voglia di arrivare quanto avrei voglia che tutto questo durasse altro tempo ancora.
Però è anche giusto così: le cose belle devono anche avere una fine perché così c’è modo di farne altre ancora più belle. Quindi mi fermo, ma solo per adesso…

La canzone di oggi può essere solo questa: “Don’t stop me now” dei Queen.

PS: oggi 19 Aprile è venuto al mondo Gregorio Pettinelli, il figlio di Vale e della Momò. Un nuovo piccolo gorillino sulla terra. Benvenuto e buona vita!

Oggi 54,3 Km
TOTALE 1084,23 KM

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...