img_6851

Che bella avventura e che bella esperienza!
Questo non è altro che il breve riassunto di questa mia prima edizione di Colorado: una gran bella esperienza.
Ieri sera è finita questa cavalcata lunga 2 mesi ed oggi mi sento un pò come al primo giorno di vacanza o con la stessa sensazione che avevo ai tempi dei villaggi quando finiva la stagione: da un lato la gioia, dall’altro un pò di malinconia.
E’ uno di quei momenti in cui vorrei dire e ricordare una marea di cose, ma alla fine mi pare che tutto si riconduca a ciò che ho già detto 2 volte (ed ora per la 3^): è stata proprio una bellissima esperienza.
Non è che sia stato tutto semplice eh…ho passato momenti di grande frustrazione, momenti di tensione, momenti di “machiccazzomelhafattofare”. Ma altro non sono che tasselli che hanno composto questo grande puzzle che alla fine si è rivelato molto più bello di quanto mi sarei aspettato, anche in alcuni momenti di questi 2 mesi in cui mi sembrava tutto difficile.
Direte voi: cosa ci sarà di così difficile nel dire 2 cazzate davanti ad una telecamera? Non lo fai forse di mestiere? Cosa sarà mai una telecamera?
Lo spiego molto rapidamente.
Fare serate dal vivo o fare una trasmissione televisiva è come parlare di calcio e di nuoto: sono 2 sport, ma non c’entrano nulla l’uno con l’altro.
La TV è programmazione, studio, coinvolgimento di un numero incredibile di persone impegnate in un unico progetto.
Il live è respirare l’atmosfera, capire il pubblico, coccolarselo per farsi coccolare, con tutto il tempo che vuoi.
La TV permette un’arma a chi ti sta guardando: il telecomando. Se non “buchi”, cambio. Punto. Non ti aspetto nel farmi coccolare: come ti vedo, ho qualche secondo a disposizione per capire se mi piaci o no.
O la va o la spacca!
Tuttavia lo “spacca” non è un’opzione amata da chi crea le trasmissioni. Pertanto ogni singolo secondo di registrazione deve avere un senso: giusto o sbagliato che sia, che piaccia o che non piaccia.
Esistono delle persone che si prendono questa responsabilità e che cercano di plasmare la trasmissione seguendo il proprio istinto e seguendo la propria idea di ciò che si vuole mandare in onda. Ripeto: giusto o sbagliato che sia, che piaccia o no.
Li sei a casa loro ed io, come mi è stato insegnato dalla vita, rispetto le persone a casa propria e sto alle regole.
In una trasmissione che deve avere un filo (e 3: giusto o sbagliato che sia, che piaccia o no), l’artista deve rispettare un ruolo. Questo resta un ruolo aperto, perché ci sono un’infinità di variabili che ti permetteranno di restare parte del progetto o no.
Magari non sempre il ruolo assegnato è quello che uno si aspetta, ma le decisioni le prendono quelle persone che dicevo prima, ed essendo persone, hanno anche tutto il diritto di poter sbagliare o, semplicemente, di valutare il ruolo in un modo diverso.
Tutta questa menata per dire cosa?
Che sono felicissimo di aver fatto 6 puntate, sono felicissimo di aver partecipato a questa edizione, sono felicissimo di aver dato il mio contributo, così come, allo stesso tempo, fosse stato per me, avrei sfruttato un pò meglio ciò che posso proporre.
Ma è qui la parte bella: mi è stato attribuito un ruolo, ho accettato, non ha avuto l’impatto che ci si aspettava, c’è stato un momento di “smarrimento”, ci sono state delle nuove proposte, ci si è provato e si è trovata la quadra, il ruolo giusto che, per questa edizione, mi spettava.
Ed è per questo che, come ho detto poche righe fa, sono felicissimo.
Soprattutto della collaborazione con gli autori, coi quali ho avuto scambi di vedute che non erano sulla stessa linea ma che mi hanno dato l’opportunità di instaurare un rapporto aperto permettendomi di migliorare la mia posizione.
Ho avuto l’occasione di collaborare con delle grandissime persone ed anche con dei grandissimi personaggi: non posso che ringraziare l’universo per questa bellissima opportunità che mi ha dato.
Non cambierà niente nella mia vita, tantomeno nella parte economica: però voglio darmi la soddisfazione di dirmi “bravo” per essermi messo nelle condizioni che tutto ciò accadesse.
Ad ogni puntata lavorano dietro le quinte almeno 200 persone, tra chi fa i lavori di “fatica”, chi fa da mangiare, chi fa le pulizie, chi fa il lavoro d’ufficio, chi fa il lavoro di produzione, chi cura il pubblico, chi cura ogni aspetto del palco, chi sale sul palco: è un carrozzone enorme.
Dietro le quinte ci si diverte un mucchio, è un peccato che non vada in onda tutto quel che si vive dietro.
Si ride, si gioca, si prova, si fuma, si beve, ci si incazza, si sproloquia: ci si diverte!
Il dopo show è sempre festa: il Big Murphy’s dovrebbe diventare patrimonio dell’Unesco per tutte le birre e le ore passate a ridere e a sparare cazzate fino a tardi. Si vive su un’unica frequenza: ovvio che c’è quello più simpatico e quello meno, ma la razza è quella.


Trovare parcheggio fuori dallo studio sempre una caccia al posto più vicino e più legale possibile.
Passare ore ed ore nei camerini a far niente in attesa di salire sul palco ma trovando il tempo per fare un mucchio di cose, anche del gran NIENTE! Perché anche far niente, ogni tanto, è salutare. E comunque si fa del niente con altri.
Mangiare in mensa alle 18,40.
Lavarsi i denti insieme come si faceva nei militari.
Cambiarsi.
Fare il proprio pezzo.
Guardare quello degli altri.
Parlare tutti la stessa lingua.
Aspettare la convocazione del giovedì per la puntata successiva.
Non ricevere la convocazione.
Porcatroia.
Ricevere la convocazione.
Evvai!
Confrontarsi con gli autori.
No questa battuta non va bene.
Cercare le battute adatte con Alisei.
Cambiare il pezzo al pomeriggio e salire sul palco con l’adrenalina perché non sai esattamente che impatto avrà.
Gli “stooooop” di Lele dalla regia.
I “CIIIIIINQUE….QUATTRO…..” dei countdown di Tito.
Gli applausi chiamati da Luca (Rossi Cantante).
Silvia e Giovanni che corrono tra lo studio e i camerini alla ricerca dei comici che devono andare in scena.
Ruggero che prima di salire sul palco ti batte un 5 e si porta la mano al petto.
Le foto di Matteo.
Le truccatrici e le parrucchiere che ti danno il ritocchino prima di entrare in scena.
Le ballerine che corrono dal camerino allo studio e dallo studio al camerino con l’accappatoio bianco addosso.
Barbara e Monica che mi hanno fatto ballare: voglio fare il ballerino!
Ria che quando ti passa di fianco ommadonnasantabenedettadalsignoredddddio.
Le costumiste che corrono dalla costumeria al retro palco e viceversa con vestiti, accessori, spille, forbici, nastri, il Mercatone Uno.
La macchinetta dalla quale avrò bevuto 30 litri di tè caldo. Che fa cagare. Ma a me neanche così tanto.
Sentire le millemila imitazioni di Lauretta che, cazzo, li fa tutti u-g-u-a-l-i!!! Come disse una volta Nicola Savino “Lauretta è cintura nera di imitazioni”.
Passare a prendere Toni, ufficialmente il mio sedile destro, stare in camerino a dire cagate, finire la puntata, andare al Murphy’s, dire ad Ale “la solita” ovvero farsi una Slalom media e ogni tanto anche piccola (“la solitina”, sebbene sia immorale), riportare in hotel Toni, ridere dell’hotel di merda che ha trovato, tornare a casa, cercare parcheggio, essere in pace con l’universo e trovare parcheggio praticamente sempre sotto casa, mai presa una multa (record mondiale), salire in casa (che è poi la casa di Graziano), fare poco casino perché Carlo è a letto, nel suo, e ciaone.
Giocare ad “arachidi” ai tavolini del Murphy’s, mentre si suona un “Branduardo”, mentre si vendono panetti di glutine e taniche di olio di palma, mentre si guardano bodybuilders albini, mentre si conosce gente.
Andare a Baggio e tornare con ancora tutte e 4 le ruote.
Giocare a Ruzzle (mannaggia a Nando che mi ha fatto tornare la scimmia!)
Il selfie sul palco a fine puntata: quanto siamo tutti egocentrici!
Le foto col pubblico che aspetta fuori dagli studi. Soprattutto quelli che vogliono farsi la foto con quelli famosi, ti ci vedono accanto e, con nonchalance, ti dicono “ma si dai la faccio anche con te visto che sei qua”: molto ridere.
Un pò tutti, anche quelli che non ho citato e che sono stati dei grandi compagni di chiacchierate, anche quelli coi quali ci si scambiava non molto di più di un “ciao”.

Ecco, tutto così in ordine sparso. Tutto questo è stato molto bello e, sebbene dispiaccia che sia finita, è ancora più bello perché dal bello nascono cose belle, quindi c’è solo da aspettare la prossima avventura.

W Colorado

2 pensieri riguardo “Il COLORADO che ho visto io

  1. Bello… per conto mio è stata una bella edizione, e tu sei stato bravo, negli spazi che ti sono stati concessi, ed anche nel lasciarti coinvolgere in sketch diversi da quelli che sono i tuoi personaggi e cavalli di battaglia.
    Sono orgoglioso di aver passato l’autunno a dire in giro “a Colorado c’è un mio amico…” (bullandomi senza ritegno..), e spero ci sarai nella prossima edizione! Bravo Paolo!

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...