Sono partito senza nessuna intenzione di fare la cronaca del mio Indian Trip, volevo solo farmi il mio giro in solitaria ed in serenità, ma il primo giorno è stato talmente assurdo che mi sembrava brutto non condividere tutto ciò che è successo nell’arco di poco più di 12h. Il viaggio fino a Delhi è stato tranquillo e lineare, pertanto nulla faceva presagire quel che mi aspettava.

Unica nota: il mio vicino di posto in aereo. 

Un sikh installato in Italia da qualche anno (che, vista la padronanza con la nostra lingua, mi chiedo come faccia a comunicare dove vive, ovvero a Cremona) con una nuvola di aglio addosso che sembrava di essere alla Sagra di Voghiera.

Nella selezione dei film gentilmente messi a disposizione da Air India c’era anche Twilight: ho provato a guardarlo, ma l’odore di aglio era talmente forte che i vampiri si sono rifiutati di farsi vedere sullo schermo.

A parte questo piccolo intoppo durato quelle 8h di volo (delle quali, comunque, ne ho dormite almeno 5), l’arrivo a Delhi è stato perfetto.

Dall’aeroporto, come mi ero informato, la Metro superorganizzata mi ha portato in Central Station, a 1,5km dall’Hotel che avevo prenotato.

Qui inizia l’Odissea del moderno Ulisse.

Chiedo informazioni e modo e maniera per raggiungere il mio hotel, ma ogni persona a cui mi rivolgo, mi dice che non è possibile andare causa strade bloccate.

Se all’inizio mi metto in testa che mi stiano prendendo per il culo o che, semplicemente, non capiscano la mia richiesta, al decimo tentativo di info inizio a credere che, evidentemente, devo seguire i consigli.

Anche perché, dal momento che sono in stazione, cerco di fare i biglietti del treno per domani in modo da essere già organizzato per raggiungere Vrindavan: non è possibile fare i biglietti senza l’autorizzazione del Tourist Office…mah!

Stessa cosa che mi hanno detto tutti fino a quel momento: devo transitare da sto minchia di Tourist Office.

In questi giorni in India è festa: l’Holi Festival si festeggia un po’ ovunque ed essendo una festa non solo religiosa ma, ormai, anche folkloristica, attira masse di turisti da tutto il Mondo e dall’India stessa che, contando più di 1 miliardo di abitanti, muove un numero spropositato di persone. Tipo pensate se si sta muovendo solo il 10% degli indiani…sono praticamente 2 Italie.

Come se non bastasse ci sono anche delle elezioni politiche in corso: i vari partiti appoggiati dalle relative religioni stanno usando toni forti (ma va? Tutto il mondo è paese), pertanto, sommato al casino di turisti, diverse manifestazioni intasano ancor di più la città.

Posso ritenere di buon grado che Delhi non si altro che il diminutivo di DELIRIO.

Per questo motivo prendo un Tuc Tuc, quegli ovetti gialloverdi incastonati su simili Apecar dismesse, per farmi portare a sto benedetto Tourist Office.

Apro parentesi: quando ci lamentiamo del nostro traffico, compreso Milano o Roma, vorrei solo sottolineare che siamo dei dilettanti…A Delhi se ti si rompe il clacson sei un uomo morto. Chiusa parentesi (con le orecchie che ancora fischiano di clacson).

Arrivato al T.O. il primo colpo di scena: chiamo l’Hotel, contattato anche 2gg prima della partenza per confermare il mio arrivo, e mi dicono, neanche troppo gentilmente, che non posso soggiornare da loro in quanto il quartiere è stato bloccato dalla polizia.

Bene. Quindi? “Look for another hotel” – cercati un altro hotel. E riattaccano.

Shanti…respirazione…calma…

Guardo il tipo del T.O. e gli chiedo se siamo su Scherzi a parte.

Inizia rassicurandomi che la mia prenotazione da Booking mi verrà rimborsata (e ci mancherebbe), mi propone alternative su Delhi a costi ignorantissimi o, in alternativa, raggiungere subito in giornata Agra (dove teoricamente avrei già un hotel prenotato per il 14 in quanto località battezzata come visita subito dopo la 3 giorni di Holi).

Inoltre mi propone prenotazioni di treni per raggiungere gli altri posti che ho intenzione di visitare.

Temo l’inculata dietro l’angolo quindi ringrazio ed esco dall’ufficio. Devo verificare se quel che mi dicono è vero.

Chiamo l’Hotel dal mio telefono (e la Vodafone ringrazia) e prendo un nuovo 2 di picche.

Mi connetto al roaming (e la Vodafone ringrazia nuovamente) per verificare disponibilità di biglietti dei treni e non posso far altro che notare la difficoltà nel trovare dei posti liberi per le tratte che mi interessano.

Sono arrivato in India in un momento in cui mezzo mondo ha avuto la mia stessa idea, non ho prenotato nulla se non gli hotel a Vrindavan ed inizio a credere veramente che, o mi metto il cuore in pace e scelgo di dormire in hotel di lusso o, in alternativa, per strada, o forse è meglio che mi affidi a chi mi può prenotare qualcosa.

Con la coda tra le gambe torno all’ufficio e pianifico alcuni spostamenti: mi sparano un preventivo che limortaccivostri.

Rifiuto, mi impunto, inizio una sceneggiata napoletana ed esco di nuovo dall’ufficio.

Rientro: avvio una trattativa, stavolta con un tizio più ragionevole che mi spiega la situazione attuale dei trasporti, in queste giornate.

È vero che mi piace il viaggio con imprevisti ed un po’ di avventura, ma insomma…almeno dormire in un letto ed avere un bagno a disposizione non mi fa così schifo.

Insomma, gira che ti rigira, il preventivo iniziale si dimezza come per miracolo ed ora ho i biglietti dei treni per tutti i miei giri dei 12giorni, un driver che mi porta ad Agra in giornata, un ostello per questa notte e lo stesso driver che domani mi scarrozzerà dove voglio portandomi poi fino a Vrindavan.

Finita qui? Macché!

La strada che ci separa da Agra è tradotta in 250km di un autostrada dove il limite è di 100km/h e Sandana (come un chitarrista col raffreddore), il mio driver, che guida con le infradito e conosce forse 6 parole di inglese, se ne sta pacifico al volante col suo telefono che continua a squillare e lui che risponde giusto un paio di volte. E meglio anche che risponda solo un paio di volte, anche perché quando sta al telefono sbanda tra le 3 corsie di questa, comunque comoda, autostrada.


Quando mancano ancora circa 130km la strada è bloccata.

Che succede? Incidente?

No, una cosa più bella. 

Circa 500m davanti a noi si notano i cavi dell’alta tensione che si sono staccati da loro bei tralicci e se ne stanno comodi sdraiati in autostrada.


Si forma un capannello di gente attorno alla polizia ed un vociare di R alla Manuel Agnelli e G e GH e TD e Abu dei Simpson che mi fa ridere ma allo stesso tempo non mi fa capire cosa stia succedendo.

Becco uno che mastica un po’ di inglese (e l’inglese con accento indiano penso sia una delle cose più belle al mondo) e mi spiega che, se tutto va bene, nel giro di 1h dovrebbero rimettere a posto tutto.

Indiani precisoni ed infatti dopo 1h la strada viene sbloccata.

Sono già le 16 ed Agra dista ancora un paio d’ore scarse.

Nel frattempo il sole decide di prendersi una pausa: nuvole grigie si avvicinano, o forse siamo noi che ci avviciniamo alle nuvole grigie…

Fatto sta che finalmente arriviamo ad Agra!

La città, molto piccola, mi rendo conto che ha una sola grande fortuna: il Taj Mahal.

Visto l’orario andrò a visitarlo domattina e, approfittando della gentilezza di Sandana, faccio un giretto per le vie incasinatissime, clacsonatissime, fangosissime, muccatissime e, giusto come ciliegina sulla torta in questa giornata, dalle 18,30 circa anche diluviatissime!

Piove che Shiva la manda!

Cosa manca oggi? Credo niente! 

Anzi no!!! Molto importante: gli indiani ruttano con una nonchalache (e con lo sfiatino) che penso, onde evitare si offendano, cercherò di farne immediatamente anche mia abitudine senza che mi vengano sensi di colpa riguardo l’educazione.

Il receptionist di questo alberghetto (che ufficialmente si proclama 3 stelle ma che mi ricorda tanto gli Albergue del Cammino di Santiago, se solo non fosse che dormo in una singola) è comodamente steso sul divano della hall mentre io sto scrivendo, in quanto l’unica zona in cui prende il Wi-Fi è questa.

Altri 2 personaggi, tra un rutto e l’altro, guardano la TV e sono totalmente assorti dalla visione di una roba stile Pomeriggio Cinque.

Insomma, bel power fin da subito! Che figo!

Da domani si riprende il giro: chi doveva essere avvisato della mia salute ottima è già a posto. Ci fosse qualcuno, tra i lettori, che potrà avere bisogno di me nei prossimi giorni, non garantisco coperture di Wi-Fi. 

Che come dire…me lo dico da solo…MA STICAZZI! Ci riaggiorneremo si, ci riaggiorneremo no: chissà!

Namastè
PS: nella foto seguente un esempio di sicurezza sulle strade. Nel caso non si vedesse bene, è una moto con padre alla guida, madre sul fondo sella e 3 bambini, di cui di poco più di 1 anno, in braccio e incastrati tra i genitori. Al posto del casco un berretto o, come quello più in primo piano, una sciarpa arrotolata alla testa: va bene uguale. Io questi indiani li amo già 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...