Siamo al 3° mese di preparazione e, come diceva Max Pezzali, “tutto va come deve andare”: ovvero bene!

Finalmente è arrivata la primavera, finalmente sono arrivate le giornate lunghe, finalmente è arrivato il sole, finalmente è arrivata la temperatura bellissima, finalmente sono riuscito a cadere in bici: da fermo. Come un vero coglione (adoro sempre lodarmi con questo termine).

Le scarpe con le tacchette, che si agganciano ai pedali, è previsto che, prima di fermarsi, si debbano staccare: l’ho sempre fatto, anche con frenate improvvise. Tuttavia non mi andava di essere troppo perfetto ed operativo, così una decina di giorni fa, fermo ad un semaforo, ho pensato bene di staccare il piede destro e sbilanciarmi sulla sinistra: penso di aver dato soddisfazione agli automobilisti in coda che la domenica mattina (si perché era una domenica mattina) detestano i ciclisti. Poco male, ho reso felice qualcuno.

La preparazione ha subito un accelerazione per quanto riguarda le intensità, ma allo stesso tempo ha conosciuto anche un momento di pausa causa il mio bellissimostupendostrafigo viaggio in India.

Che poi, pausa…ho cercato di impegnarmi a modo mio: un giorno sono andato a correre quando ero a Vrindavan, un altro giorno a Jaipur ho noleggiato una bicicletta (la famosissima Scapin Boom, presente solo sul mercato indiano, per la precisione solo presso l’Ostello Moustache) e, seppur sia diverso da un allenamento standard, camminare per 10/15 km ogni giorno, tra le strade indiane, di certo ha contribuito a mantenermi in movimento.

Scapin Boom

Uno dei weekend più fighissimi che ho fatto è stato quello del 24-26 Marzo: iniziato con la serata del venerdì sera a Genova con i Bruciabaracche, uno degli show più belli ai quali abbia mai partecipato, per comodità di spostamento il sabato alle ore 13 avevo appuntamento a Riccione. Dal Mar Ligure all’Adriatico in poche ore, giusto per dormire poco e ciucciarsi quelle 10 ore di macchina tra andare e tornare. Ma a Riccione mi aspettava il DT Training Camp: D sta per Desenzano, T per Triathlon. In poche parole, invitato dal mio amico Max Rovatti, organizzatore dei triathlon più belli d’Italia, ho partecipato a questa 2 giorni di allenamenti con i tesserati della Desenzano Triathlon. C’era ovviamente anche il mio coach Luca che ha potuto seguirmi, ovviamente insieme agli altri 30 “atleti”, in ogni fase.

coach
Io si che ho un allenatore serio

Il sabato pomeriggio uscita in bici di gruppo e primo approccio della mia vita con degli allenamenti con “intensità”: tradotto significa farsi il culo, ma farselo bene. Se devo essere sincero, quando, dopo già diverse ripetute, ci ha detto che era il momento di affrontare la salita che portava a San Marino, con pendenze tra il 5 e il 7%, per 20 minuti cercando di fare il maggior numero di km, ovvero spingendo sui pedali come dei muli, non ero certo di trovarmi nel posto giusto al momento giusto…però, a fatica affrontata, posso anche darmi una pacca sulla spalla e dirmi “bravo”.

DT camp

Non mi interessano i tempi né le distanze: mi interessa come reagisce il mio corpo e, soprattutto, la mia testa e posso felicemente affermare che ho avuto risposte molto positive. La gamba c’è e la testa, anche se non sembra, pure.

Il sabato sera dovevo fare un pò di show nel locale che ci ospitava: dico “dovevo” ma dovrei dire “ho fatto”. Anche se per soli 15 minuti…Poi, molto gentilmente, i titolari del locale mi hanno fatto capire che stavo rompendo le palle agli altri clienti: io ed il resto del nostro gruppo non abbiamo potuto far altro che alzare le mani e restare allibiti da questa eleganza. Almeno la torta, servita subito dopo, era buona…

La domenica mattina l’allenamento prevedeva il duathlon: visto che il nuoto se l’erano già fatto il sabato mattina (mentre io cavalcavo la mia auto per raggiungere Riccione), per completare le 3 discipline del triathlon mancava solo la corsa. Ma non vuoi metterci anche un pò di bici in mezzo, giusto per allenarsi anche ai cambi? Ne sono uscito vivo anche in questa circostanza, quindi bene.

Un’altra felice giornata da segnalare è quella del 31 Marzo: la mia tabella prevedeva un “lungo”, ovvero almeno 5 ore da passare in sella alla mia MTB. Al risveglio, aprendo le finestre, la giornata si prospetta come super: c’è un bellissimo sole, la temperatura è buona e non tira vento.

Mi preparo con una discreta calma e, viste le ore che mi aspettavano di allenamento, mi organizzo anche un pò di cibo da infilare nelle tasche del mio smanicato antivento: visto che tutto era occupato da panini/banane/telefono/chiavi/GoPro decido di fare il fenomeno e non mi porto dietro né pompetta né una camera d’aria di emergenza.

Il percorso, lungo l’argine del Reno, è fantastico! Le mie gambe sono in formissima! La temperatura è stupenda! Va tutto alla grande!!!

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Pochi istanti prima, ignaro di ciò che mi stava per succedere…

E infatti, dopo poco più di 60Km, buco l’anteriore… Alle ore 14. Raggiungo il paese più vicino a piedi, spingendo la bici a mano: Pieve di Cento è ad appena un paio di km. Bene.

Male invece l’orario: il riparatore di biciclette riapre alle 16. Quindi decido di incamminarmi, nel frattempo. Incrocio un ragazzo che usciva di casa e gli chiedo se ha una pompa: becco un ciclista…che culo. Non ha nulla per riparare con se ma almeno un pompa si: gonfio la gomma e riparto. Dopo 2 km sono di nuovo a terra. Maledetta spina!

Poi momento gaffe o momento hot, decidi tu caro lettore: incrocio subito dopo anche una ragazza e le dico che avrei bisogno di una pompa. Ci mettiamo a ridere entrambi. Ma niente, mi va male (per entrambe le interpretazioni).

Trovo una fabbrica: riesco di nuovo a gonfiare la gomma che, nuovamente dopo un paio di km, si risgonfia totalmente.

Non mi resta che lasciarmi andare al destino: qualcuno lo incrocerò pure! Ah piccolo particolare…la strada è totalmente in campagna e il prossimo paese è Sant’Agostino, a 6km circa.

Le 3 case che trovo lungo il tragitto, al momento, non hanno nessun inquilino disponibile.

Le macchine che mi sfrecciano accanto non vengono minimamente impietosite da un pirla che cammina, vestito da ciclista e con la bici a mano.

Quando a San’Agostino manca poco meno di 1km ecco che mi arriva l’angioletto: passa un tizio in MTB che capisce subito il mio disagio. Fortunatamente ha con sé la schiuma: riesco a gonfiare di nuovo la gomma e a ripartire. 1h30 di cammino…ma tranqui, mancano solo quei 30/35km…

Altra cosa super bellissima è stata l’esperienza, proprio ieri, alla Milano Marathon. Invitato dal mio amico Andrea Di Marco, uno dei comici più bravi del mondo, ho preso parte alla staffetta con i Comedy Runners: la squadra era completata da Gianluca Impastato, un altro comico che mi fa molto riderissimo e da Marina Minetti, speaker di R101. Abbiamo corso, in qualità di testimonial, per ACRA, un’associazione che fa cose talmente belle che bisogna volergli del bene di default: vi invito a visitare il loro sito (www.acra.it) e a sostenerli se e come potete. A completare la lista dei testimonial per i nostri amici, c’erano anche, seppur non in abiti da runners, Davide Paniate, altro comico che fa molto riderissimo e che fa parte dei Boiler (trio che fa riderissimo composto, oltre che da Davide, da Federico Basso e Gianni Cinelli, con la presenza ormai fissa anche di Alessandro Betti [quindi non più un trio ma un quartetto che si chiama Amalgama] ) e dal mitico Frankie Hi NRG. E’ stata una giornata a dir poco esaltante! Correre per me è una sofferenza…non riesco a farmelo piacere…ma la mia frazione, di 11km, l’ho corsa con quello che considero un gran tempo per me: 55’20”. Ma dopotutto i tempi ieri non contavano proprio niente. E a dirla tutta, se questo tempo mi ha fatto sentire così figo, vedere il kenyano Edwin Koech tagliare il traguardo della 42Km (e 195m) in sole 2h07’ mi ha fatto capire, per l’ennesima volta, la differenza che c’è tra me ed un atleta.

Con i miei amici di Bogus Lab nel frattempo sto continuando le riprese: non ho assolutamente idea di come studieremo il montaggio finale (che poi non è mica vero…qualche idea ce l’abbiamo già), ma ho già la certezza che stiamo facendo qualcosa di molto figo!

Questo nuovo approccio che sto dando alla mia esistenza, fatta ormai di bicicletta e giornate organizzate in modo totalmente diverso da come ero abituato fino a Dicembre, mi sta dando una grandissima energia! Da qualche parte, tempo fa, mi capitò di leggere questa frase: “Servono 21 giorni per creare un’abitudine e 90 giorni per creare uno stile di vita”.

Beh, la cosa che posso affermare con certezza è che ormai uscire in bici non è più il “adesso lo devo fare”: uscire in bici è diventato un meccanismo automatico come lo può essere quello di prepararsi la colazione al mattino o l’accendere la luce quando è buio. Ho rallentato i ritmi, sono meno frenetico, mi concedo più tempo e, cosa che non avrei mai creduto possibile, riesco comunque a fare tutto ciò di cui ho bisogno, lavoro compreso!

È tutta una questione di testa! Quante volte nella mia vita mi sono detto “eh non ho tempo”…

Sai perché mi dicevo “non ho tempo”? Semplicemente perché stavo facendo qualcosa NON PER ME. Che non ha nulla a che vedere con l’egoismo eh, sia chiaro. L’aver tempo per sé significa dare priorità alle cose importanti, poi eventualmente prendere in considerazioni le cose “urgenti”: è davvero urgente inviare una fattura alle 9 del mattino? E’ davvero urgente inviare un preventivo o un progetto entro le 12? E’ davvero urgente andare a comprare la nuova cartuccia di colore perché sennò non riesci a stampare quel documento?

Risposta: NO, NON È URGENTE.

Questa nuova fase mi sta facendo capire molte cose e mi sta aiutando tanto a crescere: vedi che le cose non capitano mai per caso? A me serviva l’Himalaya per arrivarci…ed ho ancora 3 mesi per mettere insieme tante altre cose!

Tant’è che ormai l’ho deciso: quando non è strettamente necessario prendere la macchina, d’ora in poi mi muoverò solo in bicicletta o perlomeno mi impegnerò a farlo.

Sempre perché le cose non capitano per caso, proprio ieri un’amica mi ha regalato un libricino scritto da Alberto Savinio e tratto da un suo scritto del 1948: si intitola “Gli uomini di pensiero tornano alla bicicletta”. Sono 4 pagine. Sono scritte da un uomo che stava vivendo nell’immediato dopoguerra. Sono scritte da un uomo che viveva un periodo storico in cui già le persone si spostavano con treni, auto ed aerei: erano molto meno di ora, ma già succedeva. Eppure, riporto testualmente, scriveva “al ciclista, il mondo rivela di sé un aspetto da non confondere con l’aspetto che rivela all’uomo che va in ferrovia, a quello che va in automobile, e tanto meno all’uomo che va in aeroplano. L’aspetto che il mondo rivela al ciclista è più <<vicino alle cose>> ”

Ecco, è vero che sto utilizzando la bicicletta per un preciso scopo: allenarmi al fine di “sopravvivere” ad una gara, al fine di affrontare ogni tappa cercando di arrivare in fondo non necessariamente troppo stanco (tanto ci penserà l’altitudine a darmi degli schiaffazzi). Tuttavia mi sto rendendo sempre più conto che forse la bicicletta è diventata una delle mie migliori amiche: senza dirmi niente mi sta insegnando tante cose. O, meglio, è il mezzo che mi sta aiutando a capire tante cose. E allora io voglio del bene alla bicicletta, che sia la mia Oraklo, la mia Anouk o che sia una semplice bici da passeggio.

W la bici (e anche qualcos’altro).

Adesso però continuo ad allenarmi…ma mica perché ho una tabella da rispettare: lo faccio perché MI PIACE!

DAI!!!

PS (IMPORTANITISSMO!!!): il 12 Aprile al Teatro Duomo di Rovigo c’è il “Casarin & Friends” spettacolo organizzato dal mio amichetto Mattia Casarin. Secondo me dovreste venire. Ve lo dico così eh…Non fate quelli che non vengono, capito?

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