Esistono storie che sono così belle che è un peccato non raccontarle.

La cosa che mi piace ancora di più in questa storia è che il denominatore comune è la bicicletta, queste due ruote e questi due pedali che sempre di più fanno parte della mia vita.

La storia inizia a Rosolina Mare ed ha un pò di protagonisti.

Il primo è Tiziano Sheriff, che un paio di settimane fa mi chiede la disponibilità per una serata, quella del 2 Giugno, perché in Piazza Europa “ci sarà una serata che ha a che fare con le bici e un percorso che mi pare abbia scopi benefici…non so bene nel dettaglio ma mi sembri la persona adatta”. Così, un pò vago, ma se c’è di mezzo la bici perché dire no?

A mia volta, senza entrare troppo nel dettaglio, non chiedo molte cose di più: giusto un paio di giorni fa ci siamo sentiti per accordarci sull’orario di arrivo e nient’altro, anche perché lui era solo un tramite e non sapevamo esattamente di cosa si trattasse.

Arrivando a Rosolina scopro che si tratta dell’arrivo della 1^ tappa dell’inaugurazione ufficiale di VenTo, un percorso studiato dal Politecnico di Milano, con l’intento di unire Venezia a Torino tramite una lunga ed unica pista ciclabile.

Ovvero quello che per molti Paesi non può che essere la normalità ma che, purtroppo, in Italia è ancora utopia.

Le piste ciclabili…ciò che, a mio modestissimo parere, dovrebbero essere una delle priorità a livello di infrastrutture, non perché ho la scimmia io della bici, ma semplicemente perché è una forma di sicurezza per chiunque viaggi per strada: dal ciclista, all’automobilista, dal centauro al camionista.

Il mio primo incontro con VenTo è avvenuto a fine 2015, quando partecipai ad una conferenza a Pontremoli, in Toscana, perché in quella giornata, tra i vari interventi, si parlava della Via Francigena.

Visto che ero là, ascoltai anche diversi altri relatori che esponevano diversi progetti: uno di questi era appunto VenTo.

Rimasi subito affascinato da questo progetto tanto bello quanto ambizioso. Lungo i 697km del percorso studiato, l’obiettivo è quello di rendere pedalabile ogni singolo chilometro in sicurezza, dando la possibilità ai ciclisti di avere spazi riservati. Il tutto unendo tratti di ciclabili già esistenti a tratti di strade a basso scorrimento ed intervenendo con la costruzione di percorsi alternativi a strade troppo trafficate o non percorribili sui pedali.

Sono mille i motivi per elogiare l’idea VenTo: oltre ad un aspetto legato alla salute, in quanto la sola esistenza stimolerebbe molte più persone a fare anche solo piccoli tratti in bici, magari per la passeggiata della domenica, sviluppare una via di questo tipo ha un indotto economico e sociale del tutto sottovalutato. Si parla sempre che c’è bisogno di creare posti di lavoro…beh, dati certi raccontano che i percorsi cicloturistici in posti come la Germania o la Danimarca, hanno un movimento oscillante tra i 150mila e i 300mila € all’anno per OGNI KM DI PERCORSO CICLOTURISTICO. Se non si è capito bene lo ripeto: 1km di pista ciclabile = 150/300mila €

A parte questi “dettagli”, il progetto VenTo è spiegato meglio qui: http://www.progetto.vento.polimi.it/statofatto.html

Fatto sta che finalmente il destino ci ha fatto incontrare.

Il progetto, come detto in precedenza, è nato da un’idea del Politecnico di Milano e sta coinvolgendo un mucchio di persone, coordinate, o forse è meglio dire, rappresentate da Paolo Pilleri, professore di Urbanistica presso la stessa Università e ciclista amatoriale, nonché convinto promotore dell’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto.

Paolo è un vulcano di entusiasmo e di certo il suo modo di fare e di affrontare questo progetto ha la capacità di coinvolgere al meglio l’entourage che sta dietro a tutto.

I pionieri di questa avventura, iniziata a tutti gli effetti nel 2010 ma che ha avuto il primo vagito in questa giornata, sono una cinquantina di persone che si sono date appuntamento a Venezia, hanno affrontato i primi 60 chilometri e raggiungeranno Torino la prossima settimana.

Come “prima volta” il percorso non verrà effettuato nella sua totalità e si svolgerà nel corso di 2 weekend, ma dopotutto ogni cosa deve avere un inizio.

Gli aggiornamenti in tempo reale della “prima” si possono trovare sulla loro pagina Facebook che vi invito a “mipiacere”: https://www.facebook.com/VENTOpolimi/?fref=ts

Schermata 2017-06-03 alle 09.53.42

Se già il fatto di potermi esibire e condividere il palco con questa esperienza mi aveva già svoltato positivamente la serata, l’incontro con un altro personaggio ha reso il tutto ancora più magico.

Arrivato a Rosolina, Tiziano mi avvisa che, sul palco con me, ci sarà anche tale Federico Grandesso a presentare il suo libro.

Federico è una di quelle persone che, appena conosciute, ti entrano immediatamente nel cuore.

Non solo per la sua straordinaria storia, ma proprio perché le persone “luminose” si riconoscono al primo colpo.

A ruota libera” è un libro autobiografico che Federico ha pubblicato nel 2015.

Parla della sua vittoria su un cancro che, nel 2002, lo dava per spacciato. La medicina era praticamente a mani in alto di fronte a ciò che gli esami dicevano: metastasi sparse in mezzo corpo e possibilità di riuscita della chemio ridotte al lumicino.

Federico al tempo aveva 33 anni, sposato con Samanta e papà di 2 bambini di 6 e 5 anni.

Cosa può esserci di più disarmante di un medico che ti riporta i risultati delle analisi con fare imbarazzato, senza nemmeno guardarti in faccia e dicendoti che avrebbero fatto il possibile senza assicurarti niente?

Io per fortuna una cosa del genere non l’ho mai provata e quindi non oso nemmeno immaginare cosa possa significare sentirsi dire, anzi, NON sentirsi dire che ce l’avresti fatta.

Tuttavia l’istinto di sopravvivenza, uno stato d’animo votato alla positività più pura ed una forza e determinazione da pelle d’oca, hanno fatto si che ora Federico possa andare in giro a raccontare la sua storia.

Una storia fatta di amore, di pazienza, di rinascita, di calma, di voglia di farcela, di attaccamento alla vita, di, mi ripeto, determinazione.

E di bicicletta.

Si perché la sua oncologa, visti i primi miglioramenti dopo l’intervento di asportazione della massa tumorale e dei primi cicli di chemio, gli disse un angelico “adesso pedala!”.

Ovviamente era inteso in senso metaforico…ma sai, le parole sono importanti e, in questo caso, nessun’altra parola avrebbe potuto essere più efficace: la scintilla ha acceso la fiamma rendendola più ardente che mai.

Allo stremo delle forze e con un corpo devastato dalle cure, Federico inizia con una semplice cyclette in casa, pedalando pochi minuti al giorno.

Man mano che il tempo passa, i miglioramenti sono costanti: detto così può sembrare che sia stata tutta una passeggiata, ma la strada è stata molto lunga.

Dalla cyclette alla mountain bike il passo è stato breve.

Mentre le cure proseguivano, i miglioramenti non si arrestavano e un pò alla volta le forze ritornavano, fino a quando è iniziato il primo giro in bici outdoor.

Ha dovuto ricominciare da zero, tutto. Ma ce l’ha fatta, piano piano, giorno dopo giorno, accompagnato dall’amore verso la vita e dall’amore dei propri familiari, riuscendo anche in ciò che la medicina gli aveva detto sarebbe stato impossibile: 10 anni fa la nascita della 3^ figlia, considerata un vero miracolo in quanto più di un esame gli aveva confermato la sterilità causata da tutte quelle robacce che gli venivano somministrate ma che, alla fine, si sono rivelate efficaci.

Pedalare è diventato per lui il modo di riappropriarsi della propria vita e dei propri spazi, di recuperare le forze, di tornare ad essere un uomo normale (anche se, per alcuni aspetti, mi sembra più un supereroe che un uomo…).

L’entusiasmo che sprigiona Federico dovrebbe diventare materia obbligatoria in tutte le scuole, in tutte le strade, in ogni luogo di aggregazione esistente al mondo.

Parla della sua esperienza in un modo che, anche a fargli domande da considerarsi talvolta “imbarazzanti”, ti fa sembrare ogni tragedia una semplice puntata di una telenovela.

Lui è questo qui http://federicograndesso.it/ : non so se esista in commercio un antidepressivo più efficace.

Se vi dovesse capitare di incappare in una presentazione del suo libro non perdetevela per nessun motivo al mondo: io ho raccontato la sua storia. Sentirla raccontare da lui stesso è un’esperienza fantastica.

Grandesso.JPG

VenTo, il Politecnico di Milano, Federico.

Questa è la storia e, come tutte le storie, almeno per stanotte è bello dire “…e vissero tutti felici e contenti”

Un pensiero riguardo “Vi racconto una bella storia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...