Che fantastica storia è la VETTA!

Due settimane. Ne mancano solo due. Ormai qui a casa Franceschini è tempo di tirare le somme, ma, per come stanno andando il tutto, prevedo tante altre cose che succederanno da qui alla partenza.

Solo l’ultima settimana è stata di un’intensità che solo a pensarci mi chiedo sinceramente se ho fatto tutto io o se, a mia insaputa, oltre ad avere un attico con vista sul Colosseo, è stato creato un mio clone.

Per l’esattezza partirei dal 1 Giugno, giusto per fare un riassunto di come è iniziato questo mese.

Una nuova figura si è inserita nel mio staff. Per la serie “inizio a credere che si stia facendo tutto sempre più sul serio” (a Novembre su D-Max), ora c’è anche la preziosa collaborazione della Dottoressa Marisa Antollovich, una delle figure di spicco a livello nazionale riguardo la psicologia sportiva.

Oltre ad essere una persona estremamente gradevole e gentile con la quale ho instaurato da subito un ottimo rapporto, Marisa è diventata quella che, in gergo tecnico, si definisce “mental coach”: visti i tempi ristretti non avremo modo di vederci tante volte da qui alla partenza, ma mi sono bastati finora 3 incontri per capire quanto una figura come la sua, per un’avventura come la mia, sia pressoché fondamentale.

Dando per scontato quello che la chimica fa di suo quando si arriva a certe quote, l’aspetto psicologico sarà fondamentale: quando si superano i 5000m, l’ossigeno diventa davvero un elemento da utilizzare al meglio. Ce n’è poco e il corpo risponde di conseguenza. Cadere nel panico potrebbe essere semplice: tuttavia se si imparano diverse tecniche per mantenere la calma, si saprà sfruttare al meglio quel che c’è e, nonostante ritmi ovviamente più blandi, si può arrivare alla fine in tutta tranquillità.

Giusto per dare un’idea di chi sia la dottoressa Antollovich, diversi atleti italiani hanno portato a casa medaglie d’oro da Olimpiadi e Mondiali anche grazie ai suoi interventi.

Niente…sono un atleta! Almeno sulla carta, ma lo sono. O perlomeno vengo trattato come tale.

Questa cosa mi fa anche molto ridere…

Finito il weekend col bellissimo incontro con la VenTo di cui ho parlato nel precedente articolo (qui), la settimana nuova è iniziata con i miei primi test ed allenamenti in quota.

Il luogo che più si prestava a tutto ciò, con la necessità di restare in suolo italico, era lo Stelvio.

Lunedì 5 quindi sono partito alla volta del Passo più alto d’Italia (si ok, ci sarebbe prima lo Chaberton ma è in condivisione con la Francia, quindi lo Stelvio vince).

Il meteo non prometteva belle cose, ma l’arrivo in quota è stato tutto sommato meno traumatico di quanto potessi pensare.

Ovviamente ho fatto il fenomeno e, subito dopo aver parcheggiato, sono sceso dalla macchina in maniche corte: la prima folata di vento, con un sottofondo di “copriti scemo”, mi ha fatto venir voglia di felpa, ma la tempesta prevista non si vedeva.

StelviArrivo.JPG

Non ancora perlomeno…

Raggiunto l’hotel Thöni 3000 con la funivia, causa strade inagibili per neve, io, Gabriele del Gruppo Lumi e Rosario il cameraman, siamo andati a pranzo in attesa dell’arrivo di Luca e Michele di Esercizio Vita, accompagnati da Federico, medico e dottorando all’UniFe nonché attuale collaboratore della Dott.sa Cogo, la massima esperta di imprese in alta quota della quale già parlai la volta scorsa.

L’arrivo dei ragazzi è coinciso anche con l’arrivo di ciò che le previsioni meteo avevano promesso: non avrei mai pensato di mettermi nelle condizioni di andare a beccare della neve e del gran freddo a Giugno…eppure…

Il gruppo
Sempre in mezzo alla figa io…….

Mentre amici e amiche mi mandavano foto dalla Sardegna o da altre spiagge, io me ne stavo in hotel vestito e bardato guardando la tempesta di neve fuori dalla finestra. O facendo il fenomeno fuori…

Neve bike Thoni

Ma perché?!?

Meteo a parte, i test sono risultati estremamente utili, soprattutto per aver capito come comportarmi sotto sforzo quando si è in altura.

Test 4

Sullo Stelvio si parla di 3000m, che va bene, è anche meno della quota più bassa dalla quale partirò, ma il corpo inizia a farti capire che non si può fare troppo gli sboroni: il cuore inizia a battere a palla al minimo sforzo, quindi bisogna essere cauti e capire come comportarsi.

Palestra

Tutto ciò l’ho messo in pratica l’ultimo mio giorno di permanenza, facendo la mia piccola impresa: ho scalato lo Stelvio!

Ne ho parlato in questo mio post sulla mia pagina di FB (qui), post sul quale ho omesso la Franceschinata del giorno…

Partito dal Passo verso le 9 del mattino, con una bellissima giornata limpida ma una temperatura maledetta che si attestava sui 2° al sole (“Paolo avevi abbastanza vestiti con te?” – “Ovviamente no!”), parto dimenticandomi le borracce sul bancone del bar nel quale ero andato a caricarle.

Credo non serva specificare che me ne sono accorto solo quando ero al confine con la Svizzera, circa 4 km più a valle…Ecco, mentre 4 km a Ferrara, in pianura, si possono tradurre in 8 minuti di pedalata, tornare su e rifarsi quei 12 tornanti per andare a riprendere le borracce, è significato impiegare una buona mezz’ora e tutto ciò mi ha fatto davvero sentire un coglione…Ma tant’è: così è. Così sono.

DCIM100GOPRO

Tuttavia la soddisfazione di arrivare in cima, dal versante di Prato, quello dei 48 tornanti, è qualcosa di unico: all’ultimo tornante, quando a poche decine di metri davanti a me ho avvistato il cartello “Cima Coppi” è partita una risata isterica ed ho iniziato ad urlare ed alzare braccia.

cima coppi 3

Sono salito sulla Cima senza mai appoggiare i piedi giù da pedali: tutto d’un fiato.

Oltretutto il mattino prima di partire in bici e la sera dopo cena sono stati 2 momenti in cui ho trovato la risposta migliore alla domanda “ma perché sono venuto sullo Stelvio a prendere sto freddo e a farmi sto culo???”.

La risposta è in queste foto dell’alba, dalla finestra di camera mia, e del tramonto, dal terrazzo dell’Hotel.
Ciaone

Schermata 2017-06-12 alle 16.27.44

Tramonto panorama 2

DCIM100GOPRO

Rientrato alle quote che più mi competono, il weekend è finito con un grande show e con la mia prima gara della vita.

Se vogliamo dirla tutta, l’appuntamento di Este è un pò la chiusura del cerchio da dove tutto è cominciato.

La serata di Riso fa buon sangue era stata ad Este l’ultima volta nel 2014. Anche in quell’occasione, la sera dello spettacolo, si presentò sul palco l’Atestina Superbike, la gara che sarebbe partita il giorno dopo.

Solo 3 anni fa guardavo quei ciclisti con aria interrogativa…”ma chi glielo fa fare?” mi chiedevo dentro di me.

Fatto sta che in quel famoso e ormai “lontano” 27 Novembre 2016, quando presenziai agli IMA Scapin e conobbi Stefano ed Ercole di Wheels Without Borders organizzatori della gara Himalayana, mi incontrai di nuovo con Gianluca Barbieri, organizzatore appunto dell’Atestina.

Dietro le quinte si parlò di cercare di rimettere insieme la serata con l’Avis di Este, come traino alla gara del giorno successivo.

Poi, dopo pochi giorni, il mio “colpo di genio” e la volontà di andare sull’Himalaya.

La chiamata a Gianluca per avere i contatti di Scapin. L’idea di rifare la serata. Il 10° anniversario dell’Atestina. Il “se riusciamo a fare la serata però il giorno dopo fai anche la gara”. Il “certo che si!”, senza aver mai fatto una gara in vita mia.

Insomma, gira che ti rigira, sabato sera in piazza ad Este ci saranno state almeno 3000 persone a vedere uno spettacolo, senza voler fare il presuntuoso, davvero bello e che ho avuto l’onore di condurre, accompagnato da Cristiano Militello, Giusy Zenere, Davide Stefanato, Paolo Favaro, Maurizio Bronzini, Enrico Nadai, le Foxy Ladies e la superba Righea Big Band: un Riso fa buon sangue strepitoso che si è concluso con la consegna del primo pettorale della mia vita direttamente sul palco.

Ah, a proposito del pettorale………

Schermata 2017-06-12 alle 16.38.55.png

Fino ad arrivare alla fatidica domenica con la mia prima gara. Mi piacerebbe spendere righe e righe per elogiare l’organizzazione che è stata impeccabile: mi limito ad un semplice ma sincero GRANDIOSI per come tutto è stato perfetto.

La gara fa parte del circuito nazionale delle gare sponsorizzate Scapin ed ha visto alla partenza i migliori del settore.

Atestina174

Quando un mesetto fa andai ad Este a fare il video promo coi campioni Marzio Deho e Annabella Stropparo, mi dissero che si trattava di un percorso piuttosto impegnativo…

“Se lo dicono loro”, pensai, “dev’essere vero, ma non voglio farmi influenzare!” Lo devo provare per capire!

Ecco……è stata dura. Davvero pesa. Il percorso ha tratti molto tecnici, salite che spaccano le gambe e discese in mezzo a sentierini in mezzo ai Colli Euganei dove una minima distrazione ti fa volare giù come una palla impazzita.

Ho mantenuto il mio ritmo, di certo non aiutato da un caldo torrido (che comunque era lo stesso per tutti), ma non mi sono voluto fermare mai.

Ho bevuto almeno 4 litri d’acqua e di sali, ho sudato come mai in vita mia, sono caduto una sola volta, fortunatamente senza farmi niente di male, alcuni tratti di salita li ho fatti spingendo la bici a mano e alcune discese le ho fatte tenendo talmente stretti i freni che oggi mi fanno male le dita delle mani, ma sono arrivato alla fine.

E mi sento immortale!

Alla fine la classifica, giusto per la cronaca, mi dice che sono arrivato 488° (in 3h15’) su oltre 800 partenti e per me è un risultato straordinario. Poca roba in confronto a Francesco Casagrande che ha tagliato il traguardo per primo in 1h47’…ma per me sono stato bravo!

Anzi, ci ho preso talmente gusto che credo mi iscriverò ad un’altra gara più avanti: dopotutto è anche molto divertente e, campioni a parte, che hanno un ritmo per me al momento inarrivabile, confrontarsi con altri “umani” è bello e costruttivo.

Ultime due cose: nella famiglia DAI è entrata, come sponsor tecnico, anche DAMA (http://www.damasportswear.com/) che mi ha fatto al momento una divisa solo provvisoria ma bellissima e che mi vestirà sull’Himalaya.suisse-jump.jpg

Inoltre è on line il sito che racconterà tutta la mia esperienza, anche dopo il ritorno: quando avete tempo andate a dare un’occhiata a http://www.dovearrivoio.it (qui)

L’ho detto all’inizio: mancano solo due settimane…se guardo indietro cos’ho fatto finora mi sembra tutto incredibile…

Non vedo l’ora sia il 26 Giugno. Non vedo l’ora di salire su quell’aereo.

Non vedo l’ora di arrivare sull’Himalaya.

DAI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...