Everest-Base-Camp-TrekManca 1 mese.

Esattamente 1 mese.

La sera del 16 Aprile decollerà il bell’aeroplanino che mi porterà, insieme ad altri 8 peones, ad una nuova avventura, una di quelle, a sto giro, che mi fa sorridere e pensare “ma perché mi vengono in mente queste cose???”.

L’arrivo a Katmandu è previsto nel pomeriggio del 17, dopodiché mi immergerò in Nepal per 3 settimane (che poi utilizzare il verbo “immergersi” relativamente al Nepal è puro stile) e, almeno sulla carta, ci sono tutti i presupposti per rendere ogni giornata una favola da raccontare.

Un programma di base lo abbiamo stilato, sappiamo da che parte andare e, credo, anche dove dormire.

Le nostre biciclette già si stanno chiedendo se siamo convinti di tutto ciò: raggiungere il Campo Base dell’Everest non è semplice.

Mica tanto perché ci vuole un particolare allenamento, una determinata prestanza fisica o per la quota a cui si trova: il percorso che da Luckla conduce ai quasi 5400m del Campo è nato per il trekking e quindi in diversi punti saremo costretti a metterci le bici in spalla e camminare come tutti quelli che si spostano in quella direzione.

Hai voluto la bicicletta? E adesso ped….AH NO…cammina!

Postilla! Ai più attenti che hanno letto e seguito anche le mie avventure precedenti, magari potrà venire un dubbio: ma non eri già stato lì?
Come spiego in questo articolo [qui] la Catena Himalayana è lunga 2400km: nel 2017 sono stato al Nord dell’India, ora sono dalla parte opposta. Più o meno come dire che la volta scorsa ero a Roma ed ora vado a Copenaghen.

Vero è anche che, almeno a quanto mi viene da pensare, il gioco varrà la candela.

L’idea che mi è balenata in mente qualche mese fa è quella di voler entrare nel Guinness World Record con “Lo spettacolo più alto al Mondo”.

“Ma perché?!?”
Mmm…faccio il filosofo?
Si dai.
Perché LA VITA È ADESSO!
Mi è venuta l’idea e mi sono chiesto “si può fare?”
Ebbene SI: si può fare!

Dall’avere l’idea al metterla in atto è poi bastato poco: il mio amico Daniele, “l’ideatore” di questa scampagnata sul Grande Gigante, continuava a tampinarmi con sto Everest e, a dire il vero, io non vedevo nessun motivo valido per aggregarmi al gruppo.

Poi, in un attimo di puro cazzeggio, come tanti altri attimi della mia vita, si è accesa la lampadina e TAC, nel giro di un messaggio ero già parte del progetto.

Ho contattato la Guinness World Record per capire se era possibile fare una cosa del genere.

Loro molto gentilmente, a seguito di un bonifico di una cifra che non dirò mai nemmeno sotto tortura perché, da un punto di vista, ancora mi sto dando dell’ebete per aver speso tutti quei soldi solo per farmi rispondere SI o NO (si perché, a bonifico fatto, avrebbero potuto anche dirmi di NO!), hanno accettato di buon grado la mia sfida e mi hanno inviato un vademecum di cose da rispettare rigorosamente per far si che il mio record possa venire registrato.

In poche parole, se sbaglio una virgola, il record, sebbene lo abbia fatto, non viene registrato.

Bon.
[per la cronaca: nessuno ha mai provato a fare questo record…Devo per caso pormi qualche domanda?]

Per non sbagliarmi, intanto lo spettacolo l’ho preparato, grazie al mio regista Luca Regina e alla preziosa assistenza di Francesco Damiano: sta tutto dentro a due pratiche e piccole borse da bici e lo farò lassù, poi vedremo!

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(foto tratta dalla Prima del mio nuovo spettacolo “Non è mai troppo tardi – storie di palco, di bici e di vita” – Teatro Ferrara Off, Venerdì 1 Marzo 2019)

Nell’incredibilità di tutto ciò che sta succedendo, mi esalta anche sapere che alcune realtà hanno sposato la mia bizzarra idea e mi “accompagneranno” fino al Campo Base come partner di tutta questa avventura. A loro, che meritano uno spazio a parte, dedicherò un bello scritto nei prossimi giorni.

Anzi, faccio anche un rilancio. Dopotutto se Zaccardo, da campione del mondo, si è proposto a nuove squadre tramite Linkedin, non posso io fare una cosa del genere dal mio blog?
Quindi: se ci fosse qualche nuovo eroe che vuol far parte di questo progetto (che sfocerà poi in un documentario e tante altre belle cose) e avviare una partnership, anche solo a livello simbolico, mi contatti a mail@paolofranceschini.org

Anyway, oltre allo spettacolo, che sarà uno spettacolo nello spettacolo visti i luoghi in cui andrò, abbiamo previsto tanti altri diversivi per far si che, come dicevo all’inizio, ogni giornata si trasformi in una favola.

Avremo modo di visitare l’orfanotrofio aperto dal Lama Tashi alle porte di Katmandu [del mio fantastico incontro col Lama ne parlo qui], sperimentare una cucina italo/nepalese a Bakthapur grazie allo (Bike) Chef che partirà con noi, atterrare nell’aeroporto di Luckla, considerato da molti il più “folkloristico” al mondo, e approfittarne, al rientro, per tornare a Katmandu direttamente in bici, su precorsi che, da vedere in video o in foto, sono goduria per gli occhi.

Ma avrò modo di raccontare il tutto: faccio che per ora spengo qualsiasi idea e qualsiasi aspettativa, che non si sa mai venga disattesa.

Metto le mie chiappe sulla sella e vado a farmi una pedalata, così mi guardo attorno, mi rinfresco la faccia e tengo le gambe in allenamento.

Che tanto il Nepal è là, mica me lo sposta nessuno.

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