WhatsApp Image 2019-05-13 at 22.30.38Bello il Campo Base Everest, bello tutto il percorso.

Bellissime le vallate e, nonostante tutte le fatiche e i disagi, bellissimo raggiungere quelle quote, bellissimi i brevi tratti di strada che abbiamo potuto pedalare.
Semplicemente unica l’emozione provata nel potermi esibire lassù e davvero figo pensare di essere stato il primo al Mondo a fare una cosa di questo tipo.

Ma era tutto programmato. Nessun imprevisto ci ha messo il bastone tra le ruote e siamo stati tutti bravi a gestire i nostri malesseri autogestendoceli senza rallentare il passo di nessuno.

Tutto confezionato alla perfezione! Che, a vedere come eravamo messi alla partenza, non era per nulla scontato.

Di conseguenza è stato nella seconda parte, quella in cui avremmo dovuto solo godere e passare diversi km in sella per tornare verso la capitale, che gli imprevisti si sono palesati tutti in un colpo solo.

Si perché le strade che dovevamo percorrere e che ci erano state segnalate, in realtà…NON ESISTONO!
Però noi abbiamo tirato dritto perché ci avevano detto che da lì si passava e quindi aspettavamo da un momento all’altro questi sentieri pedalabili. Geniale no?

Peccato che ad un certo punto abbiamo perso connessione col mondo attorno a noi…
E di sentieri nemmeno l’ombra.

Tuttavia quei giorni in cui ci siamo persi sono stati i più nepalesi in assoluto.

Sapevamo in modo approssimativo dove eravamo: al secondo giorno fuori dal mondo, senza sapere ancora esattamente dove fosse quella fantomatica Kharikhola che avremmo dovuto raggiungere in sole 3 ore dal momento della partenza, iniziava a serpeggiare un po’ di pessimismo.
Non tanto per un pericolo che in realtà non avvertivamo: da dormire avremmo comunque trovato, da mangiare ce n’era ed eravamo tutti in salute. Un po’ stanchi ma in forma.

Schermata 2019-05-13 alle 22.15.44
Questa schermata di Maps denota che Kharikhola in realtà esiste. Ma è un po’ come il Molise.

La preoccupazione stava solo nel fatto che ormai conoscevamo il sentiero che avevamo percorso per arrivare fin lì e, se il giorno successivo non fossimo arrivati dove dovevamo arrivare, l’unica soluzione sarebbe stata quella di tornare indietro.

Il che avrebbe significato altri 3 giorni con le bici in spalla, arrampicandosi per quelle mulattiere a tratti larghe giusto lo spazio di due piedi messi di traverso e con un bello strapiombo come cornice, altre centinaia di asini coi quali condividere l’allegra passeggiata, tutte le loro merde che ormai erano diventate tutt’uno col fango che, nelle zone più alberate, non si sarebbe asciugato nemmeno col sole a picco per 24 ore.

Era questo che ci preoccupava.

Se andare avanti significava perdere del tempo per raggiungere chissà cosa, tornare indietro, seppur con tutta la fatica gratuita che ci poteva aspettare, perlomeno ci dava una certezza.

Ah, ovviamente la pioggia è arrivata sempre nei momenti giusti.
Ovviamente.

WhatsApp Image 2019-05-13 at 22.08.48Il senso del tempo e delle distanze, per chi ha come unico mezzo di trasporto un asino e per chi vive tra i monti in mezzo a boschi fitti di vegetazione, è totalmente differente da chi smadonna solo se il treno è in ritardo di 10 minuti o se per strada ti ritrovi davanti la mitica combo formata da camion, scuola guida e il fantomatico uomo col cappello.

Si perché ad oggi, in alcune zone del Nepal, non esistono le strade: ci sono solo dei sentieri che costeggiano l’ondulazione delle montagne e l’unico mezzo di trasporto possibile è l’asino, oltre che le proprie gambe.
E non mi sognerei mai di considerarli poveri! A prescindere dal senso “filosofico” dell’essere ricco o povero, hanno tutti una casa, hanno da mangiare in abbondanza, hanno le scuole, hanno vestiti, hanno legna per scaldarsi. Insomma, una situazione diversa dalle ville di Beverly Hills, ma ho visto molto più degrado in alcune periferie delle nostre città.

Quel mattino, alla partenza, ci assicurano che Kharikhola si trova a 2 ore di cammino: non possiamo saperlo con certezza e non abbiamo modo di verificarlo.
Fino a quel momento ogni indicazione che ci è stata data è risultata totalmente sballata e tutt’altro che attendibile.
I nostri telefoni non hanno linea e questo villaggio si trova dall’altra parte della montagna, pertanto non abbiamo nemmeno la possibilità di quantificare a occhio la distanza, tantomeno di verificare se esista realmente.

Quindi anche per oggi ci fidiamo. Anzi: non ci fidiamo ma confidiamo che prima o poi sto posto si materializzi davanti ai nostri occhi.

E invece succede che dopo più di 2 ore e dopo altre rocce e sentierini che vanno su a picco e che, altrettanto a picco, scendono verso valle, incrociamo un piccolo villaggio, poco più di 10 case e che, ovviamente, non è Kharikhola.

Gli abitanti ci guardano come fossero arrivati gli alieni.

Li capisco: quando mai hanno visto dei peones aggirarsi da quelle parti con delle bici?

In effetti non ce ne sarebbe proprio il motivo: la strada pedalabile più vicina a quel posto, per quanto ne sappiamo fino a quel momento, è almeno a 1 giorno di cammino (noi per il ritmo, lo scazzo e il carico ce ne abbiamo giustamente messi il doppio).

Chiedo chi parla inglese.

La cosa che più mi ha colpito del Nepal è che, a differenza di tanti altri posti al mondo, qualcuno che parla inglese, anche nei luoghi più remoti, lo trovi sempre.

Mi sapresti dire a quanto dista Kharikhola?
Mmm…sarà circa a 2 ore

Cristo!!! Ma come??? Ma se era 2 ore appena 2 ore fa?????
Cerco di mantenere la calma.

Ah…è che circa 2 ore fa ci hanno detto che ci avremmo impiegato 2 ore…
Uhm. Allora dai è a 1 ora

Maccheccazzo! Non è che mi devi far felice!!! Dimmi dove stracazzo è questa Karikhola per favore!!!

Please…where is Karikhola? Please

Deve aver visto i miei occhi che trasudavano sacrilegio e stanchezza disperata.
Quindi dopo avermi invitato a fare qualche passo in avanti verso lo strapiombo, mi ha mostrato l’ultima parete che ci aspettava e mi ha detto che Kharikhola si trovava là, sotto nella vallata appena scavalcata quell’ultima parte.

Quindi: non proprio 2 ore ma più o meno…

Fortunatamente quel giorno c’è il sole. Ogni tanto viene qualche nuvola ad abbassare di colpo la temperatura, ma di base c’è una temperatura gradevole.

Il sentiero no, quello è sempre una collezione di pietre, sassi appuntiti, radici, fango, asini e merde di asino.WhatsApp Image 2019-05-13 at 22.08.50

La parola pianura qui proprio non esiste nel vocabolario e ho l’odore di asino che mi si è appiccicato all’interno delle narici.

Dopo 1 ora ci fermiamo a mangiare, prima della discesa: abbiamo voglia di una gioia.
Dall’alto del sentiero possiamo ora vedere la vallata e Kharikhola è laggiù.

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So che sembra più vicina di quel che sarà, ma almeno la vediamo.

E a dirla tutta vediamo anche delle jeep, probabilmente quelle che ci stanno aspettando per portarci fino a Phaplu.

Quello che ancora non sappiamo è che manca ancora un’oretta di bici in spalla e, soprattutto, che quelle jeep in realtà non sono ancora la nostra reale “salvezza”.

Gli imprevisti sono solo a metà!

[continuerà…]

WhatsApp Image 2019-05-13 at 22.08.51
Non sapevo ancora cosa mi aspettava

6 pensieri riguardo “Non è stato solo Everest Base Camp

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