Jeep.jpg[…sta diventando più avvincente di Games of Thrones! Se ti manca l’inizio della storia, puoi leggere la 1^ parte qui e la 2^ parte qui]

Iniziamo una discesa che costeggia un fiume. Lo vediamo bello grosso, con delle rapide piuttosto importanti. Sembrerebbe perfetto per un rafting di quelli seri e difficili!

Dall’altro lato del fiume, là in basso, scorgiamo un tizio con una decina di asini.

Tempo di accorgersi di lui che vediamo uno dei, suppongo, suoi asini che evidentemente, nell’attraversare, ha messo male una zampa ed è stato travolto dal fiume in piena.

È una scena brutta, molto brutta. L’asino inerme che non riesce ad attaccarsi a nulla portato via dalla corrente.

A questo punto la domanda che mi sorge spontanea “Scusate…ma noi dove lo attraversiamo questo fiume?”

Non ci sono ponti.

Nel punto più stretto, 50-60m da sponda a sponda, i locali hanno avuto l’ardire di buttare pietroni su pietroni fino a formare una sorta di passaggio. In quel punto l’acqua sarà alta non più di 40cm e quindi è il punto perfetto per far passare i mezzi.

Postilla: in quel momento il fiume è incazzatissimo e, più o meno al centro di questo passaggio, devono essere franate alcune pietre perché la “strada” diventa, seppur per pochi metri, decisamente sottile.

“Non vorrete mica passare di qua spero?!?” urla Daniele (in realtà c’erano altre parole, ma c’è la censura)

Iniziano momenti di sclero. L’autista si toglie le scarpe e con l’aiuto di un bastone si avvia verso il centro di questa fantomatica strada che porta dall’altra parte. Prova a vedere se ci sono le condizioni per passare.

Prende un pietrone, lo lancia dove c’è la presunta frana e questo pietrone prende il via con la piena.

Noto che si gira per controllare se stavamo guardando.

Si patatone, ti stavamo guardando. E no amico mio, direi che non è il caso di passare.

Perlomeno non adesso.

Inizia a far buio, ci siamo solo noi e sinceramente rischiare di restare incastrato in un jeep che vola giù per un fiume anche no.

Torniamo indietro. Ovviamente dopo quasi un’ora di qualsiasi Cristo tirato giù e discussioni animate in tutte le lingue.

Dopo circa 45 minuti di rumba su quella buca con un po’ di strada, ad un certo punto le jeep si fermano.

Nel frattempo si è fatto buio.

“Che cosa straminchia succede ancora?!?”

Ci dicono che le jeep non possono proseguire oltre.
Ci dicono che hanno trovato un posto dove farci dormire che possiamo raggiungere solo a piedi.
Ci dicono che ci vorranno 20-30 minuti.
Fortunatamente non ci dicono che non si può imprecare liberamente e quindi ci sfoghiamo un po’.

Zaino in spalla e si parte, al buio, seguendo un ragazzo che ci mettono come capofila.
Si vedono in effetti delle lucine in lontananza.

Per una volta, incredibile, il tempo previsto è quasi azzeccato: dopo mezz’ora di camminata in mezzo a campi e rocce siamo in questo posto dove dormiremo.

Ci sono almeno una quindicina di ragazzi che giocano in un salone ad un gioco che è un misto tra biliardo, subbuteo e biglie, fatto con dei dischetti che devono essere buttati nelle buche ai vertici di sto tavolo che è “lubrificato” da una polvere bianca.

Le nostre facce non sono bellissime, ma, se devo essere sincero, a me questa giornata inizia a piacermi tantissimo!

Ci portano da mangiare. A dirla tutta c’è un po’ di tensione, ma ormai siamo lì.

Come se non bastasse dopo una mezz’oretta inizia il diluvio universale: pioggia, vento, rami che si spezzano, salta la luce.

Ci spiegano che l’indomani, dopo colazione, partiremo a piedi per raggiungere un ponte tibetano in modo da arrivare sull’altra sponda del fiume.

Le jeep partiranno a metà mattinata e, una volta giunte al fiume, valuteranno se sarà possibile passare o meno.

Se andrà tutto bene saliremo sulle nostre jeep.

Se il fiume sarà ancora grosso chiameranno invece dei portatori che trasporteranno le nostre bici e le nostre borse dal nostro lato del fiume e verranno chiamate altre jeep da Phaplu.

Che dovrebbe essere a 4 ore di jeep, da tempistiche locali.

Si prospetta una bella mattinata.

Chissà…

[continuerà…]

 

 

 

2 pensieri riguardo “Non è stato solo Everest Base Camp – III parte

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