“La Terra non appartiene all’uomo: è l’uomo che appartiene alla Terra”
(proverbio dei Nativi Americani)

Da ormai un paio di mesi sto facendo un esperimento e oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, ho deciso di parlarne.
Visto che strizzo continuamente l’occhio alle cause ambientali e mi sento affine al gretathumberghismo mi sono chiesto: se predico bene, posso razzolare male? Risposta: no.
Sto realmente agendo coerentemente con ciò che, a mio avviso, è giusto?
Ho iniziato da un’analisi.

Credo che uno dei danni ambientali più incontrollati e che sfugge spesso agli occhi e al pensiero di tanti pseudo “I❤️ambiente” sia la gestione della spazzatura.
No, non intendo fare la differenziata nel modo errato: intendo proprio la produzione di spazzatura. 
Puoi essere impeccabile nel differenziare tutto nel minimo dettaglio, ma se continui a comprare cose confezionate, imballate o usa e getta, continui ad avere un impatto notevole sull’ambiente.

Per questo motivo il mio esperimento consiste nel provare a ridurre al minimo l’acquisto di beni confezionati, imballati o usa e getta.

“Hai scoperto l’acqua calda!” diranno i più.
Eh.

È una fatica della madonna, il sistema in cui viviamo e l’abitudine non aiutano di certo in tutto ciò, ma in un qualche modo noto delle grandi migliorie.

Non sono ancora riuscito a convincermi che potrei vivere anche senza yogurt ma intanto mi sto limitando a comprarne sempre meno fino a quando non imparerò a farlo in casa per evitare di buttare vasetti in plastica e imballi di carta; ho trovato un negozietto che ancora vende detersivi e saponi sfusi quindi vado a riempire sempre i soliti flaconi; per il dentifricio mi do l’insufficienza: me lo sono fatto in casa un paio di volte ma ho combinato più un troiaio che una cosa fatta bene, quindi la soluzione è il solito tubetto che cerco di alternare, di tanto in tanto, con altri metodi (tipo: lo sapevi che fare risciacqui con l’olio di cocco, se fatto bene, ha lo stesso effetto di una lavata con spazzolino e dentifricio? Provare per credere!).

Per il resto, riguardo al cibo, sto facendo enormi progressi: oltre ad andare a far spesa, ormai da tempo, sempre con le solite buste in cotone, di confezionato mi sto concedendo solo qualche sfizio ogni tanto (anche perché nella vita non è che devo soffrire ma godere) e ho iniziato ad essere più creativo in cucina, concedendomi esperimenti, spesso anche ben riusciti, e consumando principalmente alimenti freschi e non imballati.
Ah, ça va sans dire: prodotti di stagione e che magari non hanno fatto il giro del Mondo per arrivare qui.
Per dire: le banane ormai le compro non più di una volta al mese.

Gli stessi vestiti che indosso rappresentano un forte impatto ambientale: per i materiali con cui sono fatti e per il modo in cui sono trasportati fino al luogo in cui li posso acquistare. Una soluzione potrebbe essere servirsi dei negozi vintage e comprare capi di seconda mano? Bah…un po’ si, ma anche in questo caso il giusto, come sempre, sta nel mezzo. Di certo, da quando ho iniziato a sfoltire il guardaroba, mi sono reso conto di quanti vestiti o scarpe inutili ho avuto nell’armadio.
Ho solo due piedi e due gambe: cosa me ne faccio di 10 paia di scarpe e di 20 paia di pantaloni?

Vogliamo poi mettere anche la produzione di inquinamento come impatto ambientale in quanto, a tutti gli effetti, si tratta di produrre scorie?

Beh, da questo punto di vista, nell’ultimo anno, anche a causa delle continue restrizioni, la macchina l’ho usata davvero pochissimo (parlo realmente di poche centinaia di chilometri) e mi sto muovendo solo in bici, a piedi e, in caso di tempo malvagio, mezzi pubblici.
È così infattibile? No, te l’assicuro. È solo questione di abitudine.

Insomma, credo che la strada sia ancora lunga perché so che posso migliorare molto in tutto ciò, ma dopotutto anche da bambino non è che ho imparato a camminare bene da un giorno all’altro.
So che espormi così significa mettermi nel mirino di chi vuol mettermi di fronte ad ogni minima contraddizione, ma ribadisco: so che posso migliorare e so che è possibile farlo.

Essere al mondo è già di per sé impattante, ma quando si parla di impatto zero non significa che non si debbano produrre scorie o non si debba consumare niente: significa riuscire a mantenere un bilancio vicino allo zero.

Tanto ricevo, tanto do.

La Terra è generosa in egual modo con chiunque, anche con chi non la rispetta per nulla.

Si è mai visto per caso un albero di mele rifiutarsi di dare un suo frutto ad una persona perché malvagia? Mai.
Mentre è vero il suo contrario. Depredare e sfruttare le risorse e ridare, in cambio, solo delle scorie inutilizzabili è diventato, purtroppo per troppi, una moda sgradevole.

Ma solo perché non ci si ferma mai a pensare a questo.

E se lo penso io che, almeno ad ora, non ho neanche figli, chi ne ha e non fa nulla per lasciar loro una Terra più sana e vivibile, non ha qualche pensiero?

Tutto ciò che acquisti è davvero indispensabile? Se la risposta a questa domanda è SI, hai mai pensato se esiste un’alternativa che possa essere meno impattante rispetto a quella attuale? Con meno imballaggi? Con meno carta? Con meno plastica? Con meno emissioni?

La risposta, spesso, è SI: esistono le alternative. Ed è altrettanto vero che, abituati come siamo, ammetto possano risultare scomode.

È vero che l’economia è molto importante e, paradossalmente, mi permetto di scrivere tutto ciò perché ho un computer che, solo per i materiali con cui è costruito, per come era imballato e per come è giunto fin qui, ha avuto un suo buon impatto, ma è proprio per questo che tento di controbilanciare.

Non scoraggiarti di fronte al fatto che molti pensano che tutto questo ragionamento sia una delle solite uscite da gurudistoca**o: tu fai il tuo, fai la tua parte. 

Fallo per te e per chi ti sta a cuore. Non badare a cosa fanno gli altri.

La Terra te ne sarà grata.
Perchè alla fin fine, puoi arricchirti fino allo sfinimento e aver accumulato qualsiasi cosa esistente, ma poi lascerai tutto qui e lo lascerai a chi resta, compreso ai tuoi figli che si dovranno smazzare ciò che tu non hai voluto evitare.

Avere cura della Terra è avere cura di se stessi.
La natura sa badare a se stessa e l’essere umano le è totalmente indifferente: abbia cura della natura, abbi cura di te stesso.

Buona giornata mondiale della Terra!

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