Che giornata strana! Oggi è stato uno di quei giorni in cui “succedono cose”, uno di quei giorni in cui mi sono lasciato guidare dall’evolversi degli eventi.

Dopo la bellissima serata di ieri, la coricata non è avvenuta proprio presto presto…mi sto rendendo conto che l’adrenalina da show mi circola nel corpo un pò troppo e, nonostante la tappa tosta di ieri, avrei avuto bisogno di un colpo in testa per addormentarmi presto.

Questa mattina, quando ho aperto la finestra, ho subito notato che lo stupendo sole di ieri aveva deciso di prendersi un giorno di ferie: l’aria è frizzantina (siamo comunque a 800m) e vedo le cime dei monti ricoperte di nuvole grigie. Questo male.
Per colazione credo di aver ingerito una quantità di zuccheri che domani mi verrà il diabete, ma dopotutto ho dei km da fare: assimilerò.
Prima della partenza le ultime foto col mitico Manu: Berceto la ripongo nel cassetto dei bellissimi ricordi!

partenza.jpg
Parto in direzione Cisa: sono una decina i km che mi separano dal Passo. Sento freddo e i guanti non li trovo più…ma in questi casi bisogna far di necessità virtù: quindi apro le borse, prendo un paio di calzini di lana, faccio un buco col taglierino giusto per tirar fuori i pollici ed avere le mani prensili e mi rimetto a pedalare.
La salita verso la Cisa è costante ma mai troppo difficoltosa: si sale dopotutto in maniera piuttosto dolce.
Per strada non c’è un’anima viva, non incrocio nessuno. La vallata in basso talvolta è coperta dalle nuvole e questa mattina ho deciso di tenere la musica spenta: sento solo qualche uccello che cinguetta e le mie gomme sulla strada.
Ecco che finalmente compare il primo cartello “Passo Cisa”: mi piacciono i posti che diventano luoghi “sacri” per chi ci passa. Arrivare sulla Cisa dopotutto è sempre il raggiungimento di un obiettivo: il cartello è pieno di adesivi lasciati da chi è passato di lì, chi a piedi, chi in moto, chi, come me, in bici.

passo cisa.jpg
Ancora un km circa ed ecco il cartello che segnala il punto più alto, lo scollinamento!
Wow! Troppo figo!

Salto.jpg
Il primo monumento che noto è sulla destra: è lì da 3 anni ed è dedicato al Sic. La targa sotto al monumento è da brividi…

Sic

Sic mess
La chiesetta in cima alla scalinata, con tutte le nubi basse, sembra la scenografia di un film horror: la porta è solo appoggiata, quindi ne approfitto per entrare. Trovo diversi ex voto ed appese ad una parete ci sono la maglia rosa di Adorni, vincitore del Giro d’Italia del 1965, e quella del Milan di Gianni Rivera del 1972.

Adorni Rivera
Subito dietro la chiesa c’è l’arco che rappresenta la Porta della Via Francigena per la Toscana.

Porta toscana.jpg
Ho freddissimo. Tira un vento che porta via. Non piove, ma le nuvole creano quell’umidità che sembra la nebbia ferrarese dello scorso dicembre.
Nei 20 minuti circa di mia permanenza continuo ad essere l’unica persona in quella zona: non c’è nessuno!
E’ ora di rimettermi in sella: so che mi aspetta una meritata discesa. Il percorso sterrato, così come leggo dalle mappe e così come ho modo di verificare di persona, non è propriamente adatto alla bici, soprattutto se carico di bagagli.
Considerato che non c’è anima viva mi butto giù per la strada asfaltata. A Pontremoli mancano una ventina di km e scendo stringendo i freni solo in prossimità dei tornanti.
In pochi minuti la quota si abbassa di diverse decine di metri e dal Passo a Pontremoli incrocio solo un camper, una moto, un paio di corvi e qualche gazza: per il resto io e la mia bici.
Fanno specie alcune lapidi che trovo lungo il tragitto: è una strada che, a tutti gli effetti, se non la si affronta con prudenza può essere pericolosa.
Arrivo a Pontremoli ancora infreddolito, nonostante l’escursione termica sia notevole: ritengo che la temperatura si sia alzata di almeno 7-8 gradi.
Non è la prima volta che capito in zona, anzi: direi che conosco la cittadina abbastanza bene. E’ molto bella: ha un centro piccolo ma molto suggestivo.

Pontremoli.jpg
Mi fermo perché l’Avis di Sarzana si è organizzata per mandarmi dei ciclisti a prendermi proprio a Pontremoli, quindi, essendo in largo anticipo, mi fermo in un bar per mangiarmi una cosetta.

Verso le 14 arrivano i miei 5 angeli custodi: Giampaolo, Andrea, Michele, Tiziano e Loriano. Mi sono stati presentati come ciclisti “amatori”: è vero, lo sono, però hanno delle belle bici da strada e quindi, il diversivo di oggi, è che mi affido totalmente a loro. Anche questo è figo: non programmarsi mai troppe cose e, citando Max Gazzè, prendere “la vita com’è”.

Angeli custodi
Così lascio perdere le mie mappe e il mio gps e mi metto in coda al gruppetto: pedalare una bici da corsa o una mountain bike è molto differente. Avere una quindicina di kg sul portapacchi cambia ulteriormente le cose. I ragazzi pedalano tenendo il mio ritmo, ma, ad essere sinceri, sono io che cerco di tenere il ritmo loro: non c’è niente da fare, me ne sbatto sempre di tutto, ma apparire in difficoltà non mi piace mai!
Dopo un tratto di provinciale, mi portano su strade secondarie per evitare il traffico: giunti a Filattiera, deviamo sulla sinistra e prendiamo un percorso per paesini che si inoltrano nella bella e selvaggia Lunigiana. Passiamo da Malgrate, Bagnone (il piccolo comune salito all’onore delle cronache alcuni anni fa per la vittoria record di svariati milioni di euro ad un superenalotto), Virgoletta, Merizzo e Fornoli: si alternano salite a discese, alcune un po’ ripide altre invece molto docili.

Panorama
Ci ritroviamo sulla statale all’altezza di Aulla, dove passiamo anche davanti ad un autovelox che anni fa mi fece una bella foto!
C’è un pò di traffico ma è sopportabile: stiamo in fila indiana e non disturbiamo il passaggio delle macchine.
Costeggiamo il fiume Magra che prosegue verso la Liguria: passiamo da quelle che, in zona, sono conosciute come “le lame di Aulla”. Mi spiegano che in questa zona, soprattutto tra autunno ed inverno, la strada non è mai illuminata dal sole e, visto il fiume, si creano dei nebbioni incredibili: secondo me non hanno mai visto Occhiobello…

Lame di Aulla
In alto sulla collina intravedo Caprigliola, detto anche “la Nave” per la conformazione delle mura di cinta: è un paesino che ogni volta che passo dall’autostrada mi incuriosisce. Ad occhio e croce, da dove siamo noi, ci vuole almeno mezz’ora di pedalata per raggiungerla però io devo inseguire la mia carovana.
Tagliamo in mezzo a S.Stefano Magra e dopo poco entriamo nel comune di Sarzana.
Per qualche istante facciamo gruppetto e, puntuale come un orologio svizzero, una macchina ci strombazza e, nel sorpassarci, mi pare di capire dal labiale un “ma andate a vangare”. O roba del genere…
L’arrivo è ormai una formalità e l’Avis di Sarzana, capitanata da Alessandro, mi aspetta in piazza Matteotti. Ormai è anche la consuetudine che al mio arrivo Cibo mi accolga accendendo la musica con la mia “colonna sonora” di questo tour (“Il mondo” dei Reggae National Tickets). In piazza, in rappresentanza del comune, c’è anche Beatrice, giovanissima (e bellissima) assessore del Comune di Sarzana, altra cittadina sicuramente da visitare per i fantastici scorci che dona.
arrivo sarzana
Foto di rito e si prosegue verso l’azienda agricola che ci ospita questa sera: è 5km fuori dal centro ed è un posto fenomenale. Siamo nel bel mezzo della campagna e ci accolgono con una gentilezza quasi imbarazzante.
Nel frattempo mi contatta Radio 2 per la diretta su Caterpillar: è un trasmissione che ascolto da tempo, mi piace tanto, ed essere in diretta mi dà un piacere immenso!
Oggi tra l’altro, 12 Aprile, è il giorno in cui Pietro Scidurlo, il ragazzo che vive sulla sedia a rotelle che ho conosciuto un mesetto fa, arriva a Roma dopo il viaggio sulla Via Francigena a bordo della sua Hand Bike: tutta la tappa odierna l’ho fatta con la t-shirt della sua Onlus (la Free Wheels) addosso. Io i personaggi coraggiosi come lui li ammiro tantissimo e lo slogan sulla maglietta fa capire bene che persona sia: le barriere più grandi sono quelle della mente.

le barriere
Vale per la sua esperienza, ma ritengo valga per la vita in generale: credo che ognuno di noi possa essere molto più forte della propria mente che, troppo spesso, ci fa sentire meno idonei di quanto in realtà non siamo.

La serata poi si è conclusa con una cena di Natale in questo luogo stupendo che ci ospita: se non fosse che mi devo fare ancora tanti km in bici credo potrei essere a posto col cibo almeno fino a metà giugno…

Domani si torna sul palco: ma soprattutto torno nella “mia” Viareggio. Per una questione di cuore ho scelto di deviare il percorso originale della Francigena e fare tappa nella perla della Versilia dove ho vissuto per quasi 7 anni e dove sono, sicuramente, cresciuto come persona. Ho tanti amici e sono felice di rivederne un bel pò domani. Alle 21, insieme ai Gemelli Siamesi, lo show sarà al Carpe Diem del mio amico Alessio, in Darsena.

Si prosegue nel migliore dei modi. Domani giro la boa e può iniziare il conto alla rovescia. Sono lontano da casa da 9 giorni e pedalo da 8: non mi sembra neanche vero!

Visto che “ritorno” a Viareggio, rispolvero una canzone che, proprio quando abitavo là, ho ascoltato millemila volte durante l’estate. Poi ha continuato, e continua, a seguirmi in varie situazioni nella mia vita. Credo sia anche azzeccata: non solo per la giornata di domani ma anche per tutto ciò che sta avvenendo. La canzone è “Meraviglioso” nella versione dei Negramaro.

Oggi 79,53 km
TOTALE 545,01KM

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