[…l’avevo detto che sarebbe continuato. Se non hai letto la prima parte clicca qui]

Eravamo rimasti a Kharikhola.

Fantomatico posto che non raggiungi come Narnia uscendo da un armadio ma che si trova, a quanto pare, a non troppi km da Lukla e a qualche chilometro in più da Phaplu.

Se c’è una cosa che mi ha insegnato il Nepal è che il chilometro è un’unità di misura che non necessariamente vale in tutto il mondo.
Lì, almeno in quelle zone, si ragiona in ore, cosa che rende il tutto ancora più aleatorio.

In quei 2 giorni di passione che abbiamo passato lungo i sentieri sconosciuti, abbiamo incontrato un mucchio di bambini, tra i quali c’era una simpatica bimba di 10 anni che mi ha salutato con un sorriso che andava da qui a là.

bimbi kahrikhola 2

Ho subito notato che parlava inglese piuttosto bene.

“Che brava che sei! Parli inglese molto bene! Lo studi a scuola?”
“Si”

Si accende la lampadina. Visto che eravamo dispersi e non sapevamo dove fosse Kharikhola, ho pensato “se questa va a scuola, andrà in un villaggio dove una scuola c’è fisicamente”.

I bambini dicono la verità, ergo mi saprà dire a quanto dista il prossimo villaggio!

“E dove vai a scuola?”
“In the town” (senza specificare quale “town”)
“Ok. E quanto dista? Quanto ci metti per andare a scuola?”

Con un altro sorrisone, che secondo me in quella bocca ci potevano stare altri 18 denti, mi dice tutta orgogliosa “Solitamente 1 ora, ma quando ho voglia di camminare più veloce ci metto 50 minuti!”

Sbeng.
Qui mi ha ribaltato. Ci sono bambini, e non sono pochi, che ogni giorno, per andare a scuola, camminano 1 ora. In alcune zone ci mettono anche di più.
Da soli. Lungo le mulattiere. Se piove si bagnano ma tanto poi si asciugano.

Capito?

Ma tornando a noi…Stavo facendo la brutta persona perché in realtà io volevo solo sapere dove si trovava Kharikhola!
Quando mi ha detto “1 ora” ero già felice: peccato che la “town” dove va a scuola quella graziosa bimbetta fosse un’altra! Perlomeno ho potuto constatare che i bambini hanno un senso della misura, riguardo al tempo, molto più attendibile degli adulti.

Ad ogni modo, in questa Kharikhola, dopo 2 giorni ci siamo arrivati.
Dai esagero: siamo arrivati verso le 3 del pomeriggio. Ci abbiamo messo 1 giorno e mezzo.

Ovvero il tempo che ci avevano previsto due ragazzi australiani incontrati verso l’inizio del sentiero della passione che se la camminavano comodi coi sandali e canne di bambù come bastoni da trekking.

Alla fine della salita, dove iniziava una specie di strada, c’erano 4 Jeep.
Finalmente avremmo messo le nostre sante chiappe su quei sedili e per qualche ora ci saremmo potuti riposare.

Come al solito la fretta non è nostra compagna e ci sono almeno una ventina di bimbi che ci guardano con degli occhioni giganti. Ridono. Vengono a toccare le nostre bici. Li carichiamo in sella per farli giocare un po’.

bimbi kharikholaNel frattempo i nepalesi attorno alle jeep alzano la voce e, pur non capendo cosa si stiano dicendo, si deduce bene che stanno discutendo animatamente.

Scendiamo un centinaio di metri tornando verso il paesino per prendere delle bottiglie d’acqua. Visto che la situazione sembra sia sempre in stallo, tiro fuori l’ukulele ed inizio a suonare un po’: il mio pubblico era formato da 2 bellissime bambine, che hanno da subito adorato Banana Cocco Baobab [per chi non conoscesse la canzone, eccola qui], e qualche local incuriosito da un giandone vestito tutto attillato e colorato.
Diciamo che da vedere non ero sicuramente la cosa più bella che gli potesse capitare, ma probabilmente destavo simpatia e curiosità!

banana cocco baobabComunque, tempo 10 minuti, sentiamo del trambusto in cima alla strada e, delle 4 jeep presenti al nostro arrivo, adesso ce n’è solo una.
Sapevo di non essere un gran suonatore di ukulele, ma non pensavo di far così schifo…

Vado a chiedere ad una delle nostre guide che succede. Problema di soldi: i proprietari delle jeep ritengono che dobbiamo noleggiare 4 jeep ma a noi ne servono solo 2, quindi hanno litigato.
“Ma tranquillo che adesso si risolve”. Seee vabbè.

Nel frattempo sono già passate quasi 2 ore.
Torna una jeep. Poi ne torna un’altra.
La prima ad essere tornata se ne va di nuovo alzando un polverone assurdo.

C’è più polvere lì che sulle sciarpe “Inter Campione d’Italia”.

La soluzione trovata è geniale: andiamo via con 2 jeep ma ne pagano 3. Che io dico, cristobenedetto: una volta che ne paghiamo 3 usiamone 3 no? Invece di stare spalla a spalla tutti stretti su una jeep, diamoci un po’ di comfort! Ormai pagare l’abbiamo pagata!

E invece no.

Tempo di caricare le jeep, fare Tetris con le bici in uno dei 2 cassoni e buttare le nostre borse in ogni orifizio possibile, si sono fatte le 6 del pomeriggio.
Per fortuna se ne sono andate le nuvole e riusciamo a goderci quel colore arancio del tramonto che dà su tutta la vallata.

Siamo pronti a partire.

Dobbiamo raggiunge Phaplu. Ci avvertono che la strada è tutt’altro che liscia e che ci vorranno almeno 4 ore.
Considerato che ho imparato ormai a tradurre il conteggio delle ore, quando ti dicono 4 probabilmente vuol dire 6.

E vabbè. Mettiamoci quel che ci dobbiamo mettere e amen!

Partiamo.

Dopo nemmeno 10 minuti la nostra jeep viene fermata da un tizio che credo faccia il cattivo nei film di Bollywood.
Inizia un alterco col nostro autista.

Ah piccola digressione! Il nostro autista ha un occhio guercio. Giusto per aumentare il livello di sicurezza.

Ovviamente nemmeno a sto giro capiamo cosa si dicono, ma l’autista sembra un po’ preoccupato.
Pare che il tizio lo abbia minacciato dicendogli che doveva caricare uno dei ragazzi che era lì con lui, ma noi eravamo pieni a bomba e non ci sarebbe stato spazio nemmeno per Brunetta.

Boh! Fatto sta che dopo una discussione a suon di consonanti buttate qua e là riusciamo a ripartire.

La strada è una buca continua. Più che dire che ci sono delle buche nella strada è più corretto dire che c’è un po’ di strada tra una buca e l’altra.

Nell’arco di mezz’ora ho già sbattuto la testa sulla capote almeno 20 volte.

Sembra che stia andando tutto bene.

Sembra. Ma non è così.
Pare che quest’avventura debba prendere una piega un po’ troppo inattesa.

[continuerà…]

4 pensieri riguardo “Non è stato solo Everest Base Camp – II parte

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